Home Attualità 26 imputati di “diploma facile”, tra dare e avere

26 imputati di “diploma facile”, tra dare e avere

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L’avessero almeno chiamato in un altro modo, ma intitolare a Dante, che mandava all’inferno anche per peccatuzzi, una scuola paritaria attrezzata per vendere diplomi sembra un paradosso. E proprio in questi giorni, racconta il Corriere della Sera, si apre alla Procura di Patti il processo penale che coinvolge 26 persone tra alunni, docenti e gestori. Tuttavia la prima imputata è la “Mancanza” di controlli severi da parte degli uffici periferici del Miur. E allora tutto diventa facile, soprattutto la possibilità di arricchirsi sfruttando il miraggio del diploma, da un verso, e la strabordante richiesta di lavoro di insegnanti più che precari, dall’altro.
Film già visti in tutta Italia e che con ogni probabilità si continueranno a girare, se non si pone un freno, non già nominando qualche “commissario speciale” come è avvenuto col “Mose” di Venezia, ma più semplicemente verificando periodicamente l’andamento delle tante scuole paritarie. Che non è spunto punitivo, ma di garanzia per chi fa il suo lavoro con onore e impegno, come è corretto che sia.
In effetti, sembra che il meccanismo sia stato ben oleato e sperimentato: i proprietari della scuola incassavano le succose rette; gli studenti conseguivano un diploma di maturità da spendere sul mercato del lavoro che mai avrebbero potuto ottenere in una scuola pubblica; gli insegnanti, invece, trasmettevano il loro sapere ad allievi di una classe esistente solo sulla carta e portavano a casa in un anno i 12 punti per scalare senza fatica le graduatorie ed aspirare ad un posto di insegnamento pubblico.
In pratica nella scuola privata Dante Alighieri di Caprileone, in provincia di Messina, il sistema sarebbe stato perfezionato, scrive sempre Il Corriere, dal gruppo imprenditoriale capitanato da Dino Galati Rando, ex consigliere provinciale e titolare di fatto di una miriade di scuole private. Ma il nome di Galati Rando è stato pure fatto all’interno di una indagine per uno scandalo su esami e test di ammissione all’Università di Messina.
E cosa avveniva? Niente di diverso di ciò che si è registrato presso altre scuole paritarie truccate: originari di altre regioni, dove erano reclutati attraverso scuole private satelliti, gli studenti per poter sostenere gli esami di stato trasportavano la residenza in Sicilia «per svolgere attività di volontariato per conto di un’associazione denominata Jacques Maritan» o «per la necessità – attestata con tanto di certificati medici – di curarsi in ambienti climatici marini».
Tuttavia quando il magistrato ha chiesto di quali patologie soffrissero non hanno saputo rispendere e ancora di più dell’onlus: non so cosa sia questa Maritan.
Gli insegnanti invece avrebbero dati per presenti anche i pressochè tutti assenti all’appello della prima ora, giustificandosi però dicendo che era la segretaria “a dirci di lasciarli in bianco. Era lei a riempirli. Ci faceva intendere che se non lo avessimo fatto ci avrebbero licenziato. Non ero stata pagata per l’intero anno non volevo certo rischiare di perdere anche il punteggio che avevo maturato. Senza le false attestazioni le classi in cui insegnare non ci sarebbero nemmeno state”.
E poi agli esami di stato una delle allieve avrebbe ammesso: «Agli esami mi sono state fatte domande concordate in precedenza». Di «domande su argomenti a piacere», ha invece parlato un’altra.

Secondo la Procura, scrive il quotidiano milanese, un ruolo di primo piano nell’organizzazione l’ha svolto Tecla Vitale, la segretaria, moglie di un ufficiale dei carabinieri in servizio in una cittadina limitrofa, indicata da tutti quelli che sono stati interrogati (insegnanti e studenti), come colei che, mutuando le parole che gli uomini della Polizia di Stato hanno usato nell’informativa, «dava indicazioni su come compilare i registri di classe e su come aggiustare i voti degli allievi». Chi più di lei conosce il business del settore? Con le indagini in corso si è messa in proprio, creando una società per avviare nuove scuole paritarie.
“Non l’avesse mai fatto. La donna ha denunciato una serie di episodi di minacce, ricatti e di ritorsione cui sarebbe stata vittima da parte dei suoi ex datori di lavoro che – a suo dire – avevano poco gradito l’inaspettata concorrenza. L’inchiesta è nata da una denuncia dell’ex Provveditore agli studi Gustavo Ricevuto, sul cui tavolo giunse una relazione del presidente (esterno) della commissione d’esame che ci mise pochi minuti per rilevare una serie di anomalie nei registri di classe”.

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