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07.04.2026

Contratto scuola: al via anche la parte normativa. Resta sempre il nodo del codice disciplinare che, ad oggi, appare più vantaggioso per gli ATA

Il Contratto Scuola firmato nei giorni scorsi riguarda, come è noto, esclusivamente gli aspetti economici.
Nei prossimi giorni l’Aran dovrebbe riconvocare le parti (è di queste ore la notizia che la prima riiunione p calendirazzata per il 4 maggio prossimo). Dovranno essere affrontare le questioni di carattere normativo che non sono affatto un aspetto marginale ma rappresentano aspetti rilevanti, anche perché è da alcuni anni che se ne parla ma senza risultato.
Due, al momento attuale, appaiono i temi più rilevanti.
Quello più antico riguarda forse il tema della carriera dei docenti o, come adesso va più di moda, la questione del middle management; relativamente più recente è invece la questione della revisione del codice disciplinare del personale docente.
Anche se per la verità pure di questo si parla da tempo, con la differenza che sul disciplinare negli ultimi contratti è stata inserita qualche piccola modifica.
Ma il problema più grave, almeno secondo le organizzazioni sindacali, è un altro: allo stato attuale, almeno per le infrazioni di minore gravità, ad irrogare la sanzione conclusiva del procedimento disciplinare è il dirigente scolastico che però è anche “parte in causa” in quanto è lo stesso funzionario che ha istruito la pratica raccogliendo gli elementi di presunta colpevolezza.
Il fatto è che, al momento, risulta difficile, se non quasi impossibile, individuare soluzioni alternative anche solo per motivi pratici.

C’è chi sostiene, per esempio, che tutti i procedimenti dovrebbero essere gestiti da un apposito organo di garanzia da istituirsi a livello regionale, ma questo vorrebbe dire  disporre negli USR di una quantità consistente di personale (non dimentichiamo che oggi lo stesso numero dei ispettori tecnici disponibili è largamente inferiore alle necessità).

Un’altra possibilità sarebbe quella di far gestire il contenzioso agli uffici provinciali del lavoro, ma questo vorrebbe dire affidare pratiche complesse ad uffici e a personale che poco o nulla sanno della specificità dei contratti di lavoro e dello stato giuridico del personale docente che, nella stragrande maggioranza dei casi, fa riferimento a leggi di natura speciale, valide cioè solo per il settore scolastico.

E’ per tutti questi motivi che è molto probabile che, anche in questa circostanza, il tutto si concluderà con un nulla di fatto come da anni a questa parte.
L’unico dato anomalo è che per i personale ATA le cose funzionano diversamente perché per loro esiste almeno la possibilità, prevista dal contratto, di concordare la sanzione fra le parti. Se la stessa regola valesse per i docenti, anche questi potrebbero evitare di rivolgersi direttamente al giudice per una sanzione modesta. Tenuto conto che un ricorso al giudice del lavoro ha comunque un costo, per gli insegnanti sarebbe già un vantaggio di non poco conto.

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