Home I lettori ci scrivono 5.200 lavoratori Ata dicono NO a un’eguaglianza diseguale

5.200 lavoratori Ata dicono NO a un’eguaglianza diseguale

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Un vero paradosso si è generato per i 5.200 dipendenti della scuola, assistenti amministrativi, assistenti tecnici e collaboratori scolastici: il superamento del concorso li ha portati a una diminuzione netta dello stipendio rispetto agli anni precedenti! Una discriminazione intollerabile!

Eravamo tutti lì ai nastri di partenza pronti per partecipare al concorso delle posizioni economiche bandito nel 2011 dal Ministero dell’Istruzione, i vincitori hanno frequentato due corsi di formazione finalizzati ad acquisire una maggiore professionalità nell’espletamento delle attività aggiuntive.

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La remunerazione delle posizioni economiche è stata bloccata seguito di un’interpretazione estensiva della legge n. 122 del 30 luglio 2010 nella quale sono contenute “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”; tale norma prevedeva il blocco delle posizioni stipendiali per il triennio 2011-2013.

La norma in questione così recita: “Non vanno, inoltre, considerate nel tetto 2010 … omissis ….. gli emolumenti corrisposti per lo svolgimento di specifici incarichi e, pertanto, i relativi importi non sono da considerare nel tetto 2010. Se le stesse prestazioni verranno svolte anche negli anni successivi al 2010, andrà corrisposto il relativo trattamento fintanto che permane l’incarico. Per quanto riguarda gli specifici incarichi conferiti nel triennio 2011-2013 – che si indicano, in via esemplificativa, con riferimento ai diversi comparti: retribuzioni per posizioni organizzative, indennità di coordinamento e di responsabile di ufficio etc. – si ritiene che tali incarichi possano essere remunerati nel triennio 2011-2013 anche se non sussistenti nel 2010”.

I lavoratori nel 2010, invece, hanno ricevuto il compenso aggiuntivo dovuto con pagamento a cedolino unico fatto dalle scuole, mentre dal 2011 più nulla!

Il patto di stabilità ha avuto per questi 5200 lavoratori come risultato il taglio netto della remunerazione accessoria.

Mentre 12.000 lavoratori Ata sono stati pagati fino al 31 agosto 2014, grazie ad una legge fatta ad hoc (il Decreto Stipendi) e la successiva trattativa Aran-Sindacati dell’8 luglio 2014, i rimanenti 5.200 dipendenti sono stati completamente “dimenticati”, ciò perché gli elenchi contenenti i loro nominativi non sono mai stati trasmessi a seguito del ritardo delle procedure concorsuali e della relativa formazione.

L’articolo 35 della Costituzione della Repubblica Italiana così enuncia: “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori”.

Gli assistenti amministrativi, gli assistenti tecnici, i collaboratori scolastici hanno creduto in quest’opportunità di miglioramento professionale ed hanno investito le loro risorse, fisiche e psicologiche per poterla conseguire. L’articolo 36, inoltre, puntualizza che: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

Le posizioni economiche devono essere pagate anche perché il nostro ordinamento giuridico si basa su un principio in base al quale ad una prestazione deve necessariamente corrispondere il pagamento per la stessa (controprestazione); questo principio non può essere derogato né dalla contrattazione collettiva né dalle parti.

Nessun giudice del lavoro disconoscerà il diritto soggettivo dei lavoratori al compenso dovuto per le prestazioni svolte, riteniamo che non sia giusto iniziare un nuovo fronte di contenzioso giudiziario, i cui costi determineranno necessariamente un aggravio delle spese del Bilancio dello Stato.

Non è, dunque, sostenibile né dal punto di vista giuridico né da quello umano, avvalersi di una maggiore e più qualificata prestazione lavorativa senza sopportarne il relativo costo.

Anche la Corte dei Conti nella Relazione sul costo del lavoro pubblico ha posto in evidenza che le politiche di taglio della spesa pubblica hanno inciso profondamente sulle dinamiche salariali di milioni di lavoratori e che tali dinamiche se prolungate nel tempo sono di difficile sostenibilità e “rischiano di compromettere il normale funzionamento dell’attività amministrativa“.

I servizi peggiorano se il personale è sempre più ridotto, sempre più vecchio, è pagato sempre peggio: “if you pay peanuts you get monkeys”.

Per queste motivazioni chiediamo il pagamento delle prestazioni lavorative accessorie a tutti i 5200 lavoratori Ata fino al 31 agosto 2014 e la riattivazione del beneficio economico per tutti gli aventi diritto dal primo gennaio 2015.

Il personale Ata non accetterà più un’eguaglianza diseguale tra lavoratori.