La carestia è stata confermata nel governatorato di Gaza da parte dell’Onu e si estenderà a Deir al-Balah e Khan Younis entro la fine di settembre: “Ci sono madri che usano l’acqua dei legumi, erbe e altre alternative tossiche al latte per neonati. Questa non è sopravvivenza, questa è una morte lenta”.
“E’ un crimine di guerra usare la fame come metodo di guerra”: così l’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Volker Turk, dopo che per la prima volta è stata confermata la carestia a Gaza City e nell’area circostante con il rapporto dell’Ipc.
Il sistema globale di monitoraggio della fame sostenuto dall’Onu certifica che la carestia a Gaza è “interamente provocata dall’uomo” e le vite di 132.000 bimbi sotto i cinque anni sono a rischio a causa della malnutrizione. L’Onu punta direttamente il dito contro il blocco degli aiuti da parte di Israele e ribadisce: “Il tempo del dibattito e dell’esitazione è passato, la fame è presente e si sta diffondendo rapidamente”.
Aggiunge il direttore nazionale di ActionAid Palestina: “La carestia all’interno di Gaza è un crimine di guerra. Sono certo che sentiremo parole di condanna in tutto il mondo, ma dov’è l’azione? Gaza è diventata un inferno sulla terra”.
Oggi, l’Ipc – la classificazione internazionale dell’insicurezza alimentare che mette assieme dati raccolti da Governi, Onu, Ong – ha confermato la carestia a Gaza, dopo mesi di fame causata deliberatamente dal blocco degli aiuti e del cibo salvavita imposto dal governo israeliano. Una sistematica violazione del diritto internazionale umanitario.
Intanto, oltre 500mila persone stanno già sopportando condizioni catastrofiche caratterizzate da fame, miseria e morte, mentre più della metà della popolazione – 1.7 milioni di persone – è in emergenza (fase 4 dell’Ipc) e altre 396mila (20%) in crisi (fase 3 dell’Ipc).
ActionAid ha lanciato l’allarme: “Se l’assedio continuerà, la carestia sarà inevitabile in tutta la Striscia. Ora le conseguenze sono innegabili e catastrofiche. Le madri sono costrette a nutrire i propri bambini con sostituti pericolosi del latte; i bambini muoiono per cause prevedibili e intere famiglie, compreso il personale di ActionAid e gli operatori umanitari, i partner, muoiono di fame”.
“Ci sono rischi catastrofici per i bambini, che portano gastroenterite, intossicazione alimentare, ritardo della crescita, anemia grave e persino l’incapacità di muoversi. Abbiamo assistito a casi di disidratazione estrema dovuti all’acqua inquinata mescolata a questi sostituti. Questa non è sopravvivenza, questa è una morte lenta”.
Avverte il direttore nazionale di ActionAid Palestina: “Oggi il mondo si è svegliato e ha visto la carestia ufficialmente confermata, cosa che abbiamo denunciato per mesi. La carestia all’interno di Gaza è un crimine di guerra. È una catastrofe provocata dall’uomo, guidata da decisioni politiche deliberate. Sono certo che sentiremo parole di condanna in tutto il mondo, ma dov’è l’azione? Tutto sembra fin troppo familiare. La situazione umanitaria è una trappola mortale e Gaza è diventata un inferno sulla terra. La comunità internazionale deve agire ora; non con le parole, ma con azioni significative e pressioni diplomatiche per porre fine alla guerra e sostenere il diritto internazionale”.
Intanto, l’esercito israeliano ha avviato le operazioni preliminari per occupare il territorio di Gaza City, con le truppe che già hanno preso il controllo della periferia della città e che continuando ad avanzare.
Secondo fonti dei media israeliani, l’operazione contro la città di Gaza comincerà appunto con l’evacuazione dei civili. Poi l’esercito circonderà tutta la città e comincerà a occuparla gradualmente, attaccando anche le zone e i quartieri dove i soldati non sono ancora entrati. Nella mattinata è giunta anche la dichiarazione del ministro della Difesa israeliana, Israel Katz, sull’approvazione del piano di evacuazione di Gaza City che, con parole durissime, ha intimato ad Hamas il disarmo e la liberazione degli ostaggi:” Se Hamas non si arrende, Gaza City si trasformerà in una Rafah o Beit Hanoun”.
Per suo conto il premier Netanyahu ha dichiarato, durante un’intervista a Sky News Australia: anche se Hamas dovesse accettare la tregua all’ultimo minuto, Israele prenderà comunque il controllo della Striscia. “Lo faremo, non c’è mai stato dubbio che non lasceremo Hamas lì”, ha detto ed ha poi aggiunto che la guerra potrebbe finire in poco tempo se il gruppo islamico accettasse il disarmo completo e la restituzione dei 50 ostaggi, 20 dei quali si presume siano ancora in vita.