Le scuole a settembre iniziano anche in paesi che vivono situazioni di conflitti armati e guerre.
Guardiamo come è partito l’anno scolastico in tre diversi contesti.
Tradizionalmente in Libano a settembre iniziano le scuole. Questo anno sarà più difficile farlo nel sud del paese dove la data effettiva di ripresa e l’effettivo svolgimento delle lezioni rimangono gravemente incerti a causa dei danni strutturali causati dal recente conflitto con Israele. UNICEF Italia scrive che circa 340 istituti scolastici (tra pubblici, privati e professionali) hanno subito danni, e 17 sono stati completamente rasi al suolo e ben 100.000 alunni rischiano di perdere l’anno.
E’ ripresa l’attività didattica anche in Israele. Ed è ripresa con due polemiche su due questioni che evidenziano le conseguenze del conflitto.
La prima riguarda quella che Il Post chiama l’israelizzazione dell’istruzione a Gerusalemme est. Con il nuovo anno scolastico infatti tutte le scuole di Gerusalemme est sono state obbligate a seguire il programmi e le indicazioni scolastiche di Israele. Negli anni Novanta, con la nascita dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), nelle scuole di Gerusalemme Est venne introdotto gradualmente il programma palestinese e il Tawjihi, l’esame di maturità dell’ANP, venne per anni riconosciuto anche dall’Università Ebraica di Gerusalemme per l’ammissione ai corsi di laurea. Tutto ciò è poi pian piano cambiato: le università israeliane non riconoscono i titoli di studi palestinesi e dal 2025 sono state anche smantellate tutte le scuole gestite dall’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di fornire assistenza umanitaria ai profughi palestinesi. Il Post scrive che “nel maggio del 2025, la polizia israeliana entrò nelle classi durante le lezioni, fece uscire tutti gli studenti e all’entrata degli edifici appese dei cartelli che dicevano: «Sarà vietato gestire istituti scolastici, assumere insegnanti, personale docente o qualsiasi altro tipo di personale, nonché accogliere studenti o consentire loro l’accesso a questo istituto»”.
Da ieri poi ben 44.000 studenti delle scuole di Gerusalemme est frequentano scuole che sono state obbligate a “israelizzarsi” e a seguire i programmi scolastici israeliani.
La seconda questione riguarda le scuole cristiane di Gerusalemme che stanno protestando perché il governo israeliano non ha rinnovato i permessi d’ingresso dalla Cisgiordania per oltre 70 insegnanti ed educatori. Così ieri, 1° settembre 2026, l’avvio dell’anno scolastico per le scuole cristiane di Gerusalemme è stato bloccato. Padre Ibrahim Faltas, vicario e responsabile delle scuole della Custodia di Terra Santa, ha lanciato un forte allarme spiegando in una intervista al Tg3 che la rete di scuole (che accoglie circa 12.000 studenti) non è strutturalmente in grado di funzionare senza la presenza dei docenti bloccati ai checkpoint. Così quello che ieri doveva essere un giorno di festa e un “rifugio sicuro” per i bambini si è trasformato in un momento di profonda incertezza e disagio per migliaia di famiglie.
A Gaza, come segnala l’Unicef, quasi il 90% delle scuole sono state distrutte e non esiste alcuna possibilità normalità scolastica. Le lezioni si fanno quando e dove si può e per chi può esserci.
L’anno scolastico ha preso il via ieri anche in Ucraina. E i giornalisti raccontano della situazione che vivono le scuole della capitale (e non solo) dove si susseguono i raid dei droni e dei missili russi.
Ieri si sono succeduti allarmi quasi ogni ora – con le sirene e i conseguenti inviti a recarsi nei rifugi. Così il primo giorno di scuola si è trasformato in un ulteriore incubo.
Racconta all’agenzia SIR don Moreno Cattelan, da oltre 20 anni in Ucraina dove segue le scuole di don Orione: “Ogni ora, ogni ora e mezza, e talvolta anche a distanza di pochi minuti, scatta l’allarme e partono i bombardamenti. Questo accade giorno e notte.
“Si sentono i rumori degli abbattimenti dei droni e delle esplosioni. È una situazione davvero surreale. Con gli allarmi la metro si ferma e il traffico in città va in tilt. Difficile in queste condizioni organizzare la giornata. Anche l’elettricità salta. Si contano le vittime, ogni giorno”. Moltissimi ragazzi e ragazze sono così costretti a seguire le lezioni in DAD (didattica a distanza): sono ormai moltissimi i bambini che non hanno mai conosciuto una vita normale in tempo di pace. Sono nati e cresciuti sotto il suono delle sirene.