Registrati
02.09.2026

Scuola, il Papa esalta l’ora di religione: amplia orizzonti, avvicina a Dio e al mondo. Ma gli alunni che non assistono alle lezioni sono raddoppiati

Anche il Santo Padre rivolge un pensiero all’avvio del nuovo anno scolastico. L’occasione, per Papa Leone XIV, è stata quella di incontrare dei fedeli polacchi all’udienza generale: “L’anno scolastico iniziato ieri – ha detto il Papa, ripreso dall’Ansa – segna un’ulteriore tappa nel percorso di acquisizione delle conoscenze e di educazione delle nuove generazioni, grazie alla collaborazione tra genitori, scuola e Chiesa”.

Le parole del Papa

Quindi, il Pontefice ha rivolto l’attenzione sull’ora di religione cattolica: spero che “la frequenza delle lezioni di religione e della catechesi – ha detto il Papa – possa ampliare gli orizzonti, approfondire la conoscenza di Dio e del mondo nonché preparare a ricevere con frutto i sacramenti e a partecipare alla vita della comunità”.

L’ora di religione cattolica a scuola sta vivendo anni di difficoltà: negli ultimi tre lustri, infatti, sono più che raddoppiati gli alunni che non la svolgono per una precisa scelta, passando da meno del 10% a circa il 20%.

Le ragioni della disaffezione

Una condizione, quella non avvalersi dell’ora settimanale di religione, che in alcuni territori (soprattutto i grandi centri del Nord, a partire da Milano) e determinati corsi di studio (soprattutto le superiori) arriva a superare ampiamente la metà degli iscritti.

A pesare non poco è anche la riduzione progressiva di iscritti nati in Italia, oltre 100mila l’anno, e, di contro, la presenza sempre maggiore nelle classi di alunni stranieri oppure italiani con genitori di altre religioni: giovani che, evidentemente, non hanno interesse ad assistere ad una visione del mondo troppo spostata verso il cattolicesimo.

I numeri del calo

I dati ufficiali più recenti ci dicono che uno studente su sei non frequenta l’ora di religione e sceglie l’attività alternativa: ogni anno a non avvalersi ogni nuovo anno scolastico sono almeno altri 50-60mila alunni.

In tutto, negli istituti scolastici italiani oggi un milione e 164mila di alunni oggi non si avvale dell’ora di religione cattolica, a fronte di oltre 7 milioni di allievi iscritti complessivi.

Nella classifica dei capoluoghi, ultimamente c’è stato il sorpasso laico della zona di Firenze: nel capoluogo toscano più di uno studente su due svolge attività alternativa (51,5%). E in tanti a dire “no grazie”, sempre alla religione cattolica, sono pure gli alunni di Bologna (47,3%), Aosta (43,6%),Biella (40,6%), Mantova (40,5%), Brescia (38,6%), Trieste (37,9%) e Torino (37,7%).

Quanto alle scuole, la percentuale record degli studenti che non si avvalgono dell’insegnamento della religione si riscontra nelle secondarie di secondo grado: nell’istituto professionale e tecnico Olivetti di Ivrea (rispettivamente con oltre il 90% e l’87,9%), dove risulta alta la percentuale di stranieri e di adulti (nelle scuole serali).

Numeri decisamente più bassi di non avvalentesi, invece, si riscontrano nella secondaria di primo grado, primaria e scuola dell’infanzia, che si posizionano, per numero di alunni, tra il 15,77 e il 12,4%. Il record delle adesioni è al Meridione, con adesioni che alla primaria si collocano anche attorno al 95%.

Lo “sprone” dei vescovi

I vescovi sono a conoscenza di questo andamento in discesa, lenta ma costante. E le parole del Papa rappresentano anche un volere rimarcare l’importanza della frequenza dell’ora.

Anche la Conferenza episcopale italiana, qualche mese fa, alla vigilia dell’apertura della “finestra” delle iscrizioni degli studenti italiani valide per l’anno scolastico 2026/27, aveva tenuto a dire che “ l’insegnamento della religione cattolica rappresenta “una significativa occasione educativa” e che “da molti anni, oltre l’80% degli studenti italiani decide di frequentare questa disciplina, segnando la sua costante presenza nel panorama scolastico come uno spazio di libertà, di dialogo, di responsabilità, in cui la scuola incontra e sostiene il percorso di crescita personale e culturale di ciascuno”.

L’ora di religione, avevano continuato i vescovi, rappresenta “un laboratorio di cultura e di umanità dove si impara a decifrare il codice culturale che ha plasmato la nostra storia e a sviluppare uno sguardo critico e costruttivo, prendendo sul serio quel desiderio infinito di pienezza che grida nel cuore umano”.

La Cei aveva quindi chiosato sostenendo che “in un tempo in cui spesso si riduce la persona a pura funzionalità e consumo, l’Insegnamento della religione cattolica offre uno spazio per riscoprire l’integralità dell’essere umano“.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate