Il nuovo/vecchio mantra, legato ora alle prese di posizione delle scuole rispetto alle spaventose vicende di Gaza, dell’ “a scuola non si fa politica”, è doppiamente falso:
– Primo, perché la dimensione politica è connaturata alla scuola, che non può prescindere dalla riflessione sull’attualità, sul tempo che viviamo e sui valori che riteniamo non negoziabili, dal necessario pluralismo delle idee, dal confronto/conflitto delle interpretazioni sulla realtà, dalla conoscenza dei modi molteplici in cui nella storia umana si è tentato e si tenta di dare un senso alla vita individuale e alla vita associata. Naturalmente la dimensione politica, come stimolo a pensare e a esercitare la propria umanità insieme agli altri, non ha nulla a che fare con l’indottrinamento o con la propaganda partitica;
– Secondo: gli stessi che dicono che a scuola non si deve fare politica, sembrano non rendersi conto che le scuole sono già diventate luoghi di indottrinamento. Quando si parla, come se fosse la cosa più naturale del mondo, di “competenze”, “di capitale umano”, di “life long learning”, di “life skills” e simili, non si stanno esprimendo dei concetti innocui ma si sta veicolando una precisa ideologia elaborata da economisti psicopatici (quella dell’ “economia della conoscenza”, che riduce ogni dimensione dell’essere umano a merce che ha un valore economico); nei fatti, si sta facendo una forsennata propaganda politica a favore di un turbocapitalismo finanziarizzato e totalitario.
Quando si raccomanda di “non fare politica”, in realtà si punta a delegittimare l’esercizio dell’intelligenza critica rispetto a questa realtà.
Gruppo La nostra scuola
Associazione Agorà 33