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Dottorato di ricerca, ok del Consiglio di Stato per l’inserimento in II fascia di istituto

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Il Consiglio di Stato interviene in merito all’abilitazione all’insegnamento per chi possiede il dottorato di ricerca, ritenendo illegittima l’inclusione in seconda fascia delle graduatorie di istituto.

La questione non è del tutto nuova, anzi: in occasione dell’ultimo concorso docenti del 2016, già il Consiglio di Stato si era espresso favorevolmente, ordinando al Ministero dell’Istruzione l’ammissione alle prove concorsuali per i dottori di ricerca.

 

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NORMATIVA ITALIANA VS NORMATIVA EUROPEA

Secondo la normativa italiana, infatti, il dottorato di ricerca è un “titolo valutabile soltanto in ambito accademico”, quindi escluso dalle procedure concorsuali che prevedono l’abilitazione all’insegnamento. Lo stesso, però, nell’ambito della valutazione dei titoli, possiede sempre un punteggio alto.
Tuttavia, pur essendo il dottorato di ricerca o PhD, il titolo di studio più elevato nel quadro dei titoli attribuiti in Italia e in Europa, in molti Stati europei il titolo di dottore di ricerca è già abilitante all’insegnamento, ai sensi della direttiva 2005/36/CE.

 

L’OK DEL CONSIGLIO DI STATO

Come anticipato in precedenza, il Consiglio di Stato è intervenuto nuovamente sul tema, ribadendo che i dottori di ricerca devono essere inseriti nella seconda fascia delle graduatorie di istituto, come riportano anche i legali Bonetti e Delia, motivando sui propri precedenti “concernenti equiparazione tra dottorato di ricerca e abilitazione, che hanno disposto l’ammissione richiesta dagli interessati”.

In questo modo, i giudici del Consiglio di Stato ribaltano la tesi dei colleghi del Tar Lazio, che invece si sono espressi positivamente su altre categorie di non abilitati (gli ITP su tutti), riportando quindi l’attenzione su un tema molto dibattuto che coinvolgerebbe moltissimi dottori di ricerca.

“Il dottorato di ricerca, come è noto, commentano i legali Bonetti e Delia, è il più alto titolo di studio conseguibile in Italia come nel resto d’Europa e le azioni attualmente in corso, più che ottenere il singolo ed episodico risultato per il singolo docente, mirano a riattivare un nuovo confronto politico istituzionale che, in un’ottica di riforma del sistema, valorizzi le competenze acquisite dai dottorati non escludendoli ma anzi enfatizzando le loro caratteristiche nell’ambito dell’insegnamento scolastico. Si tratta, dunque, di un’ampia strategia che, necessariamente, deve partire dal contenzioso per giungere ad un auspicato riconoscimento istituzionale del titolo. In tal senso sono in corso petizioni e istanze anche a livello europeo su cui si attendono importanti pronunciamenti”.

 

LEGGI IL DECRETO DEL CONSIGLIO DI STATO (CLICCA QUI)