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Abolizione voto numerico primaria

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Il Movimento, attivo dal lontano 1951 per costruire processi educativi e sociali che contribuiscono alla costruzione e al rafforzamento di una società più democratica, libera e aperta al cambiamento, sottolinea come quotidianamente emergano i guasti profondi prodotti ad opera del Decreto Legge 1 settembre 2008, n. 137 del Ministro Gelmini che ha introdotto nella scuola primaria la valutazione in voti numerici espressi in decimi. Il decreto convertito in legge (Legge n.169/2008) fu seguito dalla circolare n.10 del 23/01/2009 che all’art. recita “Il suo uso nella pratica quotidiana di attività didattica è rimesso discrezionalmente ai docenti della classe, in ragione degli elementi che attengono ai processi formativi degli alunni secondo il loro percorso personalizzato”.

Secondo il MCE “si legge tra le righe la preoccupazione di effetti non necessariamente positivamente scontati, tanto che si rimanda ad un uso discrezionale dell’assegnazione del voto nell’attività didattica quotidiana. Il rischio che si rimuovano gli elementi che attengono ai processi non è stato opportunamente ponderato. Tanto che si può affermare che questa legge si sostanzia nella riduzione della valutazione a un’operazione sommativa. E’ possibile che i voti vengano assegnati ad ogni prestazione, prova, interrogazione, valutazione intermedia, ben al di là dello stesso dettato della norma. Per non parlare dell’altro rischio: le bocciature degli alunni fin dalla classe prima di scuola primaria.”

Inoltre altri nefasti effetti ha avuto l’introduzione del voto numerico: lo smantellamento della collegialità docente, la frammentazione e moltiplicazione di interventi di didattica breve nelle classi, hanno via via ridotto gli spazi di confronto, scambio di punti di vista, riprogettazione degli interventi. I docenti si muovono in contesti molto sfavorevoli, sia dal punto di vista dei vincoli che possiedono, sia dal punto di vista delle indicazioni presenti nelle leggi, come nel caso della Legge sulla Valutazione, in forte contraddizione con finalità e obiettivi della pedagogia delle Indicazioni Nazionali per il curricolo.

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Infine il vero punto nodale della questione: la valutazione sommativa è in evidente contrasto con le Indicazioni nazionali che fanno riferimento esplicitamente a una valutazione formativa. Tempi ristretti, rapidità delle forme di compilazione, mal si conciliano con un’idea di individualizzazione degli apprendimenti, di rispetto dei diversi stili e ritmi di apprendimento, di comunità docente riflessiva, di motivazione intrinseca.

Il MCE propone al mondo associativo dei docenti, dei dirigenti scolastici, dei genitori, alle organizzazioni sindacali, al mondo della ricerca pedagogica e dell’Università di costruire assieme una grande campagna di sensibilizzazione su questa problematica che rischia di produrre discriminazioni, improprie gerarchizzazioni e forme di competizione fra gli alunni. Se ne è parlato anche in un seminario sui temi della valutazione delle competenze tenutosi il 21 marzo a Roma, in occasione del quale è stata lanciata la campagna contro il voto numerico.

 

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