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Affitti universitari, l’identikit del fuorisede medio e le criticità: sono le stesse dei docenti?

Una ricerca condotta da Skuola.net ha delineato l’identikit e le condizioni abitative dell’universitario fuorisede medio, un profilo caratterizzato da crescenti vincoli economici e una significativa difficoltà nella ricerca di un alloggio. Lo studio, basato su un campione di circa 500 giovani che studiano lontano dal comune di residenza, rivela che i canoni abitativi continuano a salire, con una spesa media mensile che si attesta su livelli elevati. Non a caso, il 40% degli studenti al primo anno di corso si trova in affanno, ancora alla ricerca di una sistemazione definitiva.

I dati

Quando l’alloggio viene finalmente trovato, lo schema più diffuso è quello dell’appartamento privato condiviso con almeno due inquilini. La soluzione più gettonata, scelta dal 45% degli studenti fuorisede, è la stanza o il posto letto all’interno di una casa condivisa. La condivisione, tuttavia, è spesso più una necessità che una libera scelta. Nel 43% dei casi, l’appartamento è diviso con tre o più persone, sebbene la maggioranza (6 studenti su 10) opti per la stanza singola, considerata un piccolo lusso e uno dei principali fattori di spesa. Solo il 17% degli intervistati ha scelto, o è riuscito a trovare, uno studentato universitario, mentre il 18% può permettersi un appartamento interamente per sé. La vita di questi 360.000 studenti italiani è spesso dura, anche in considerazione del fatto che i posti letto negli studentati erano solo 40.000, sebbene si preveda che supereranno quota 100.000 entro la fine del 2026.

I costi

Il costo rimane lo scoglio principale, con l’affitto medio registrato per il 2025 che ammonta a 446,50 euro, in leggero aumento rispetto ai 435,50 euro del 2024. Questa cifra è in linea con l’andamento dell’inflazione, ma risente di forti oscillazioni: in contesti come Milano, Bologna e Roma, la soglia media viene superata di slancio. Facendo un discorso generale, la spesa per un affitto sfiora i 500 euro. Il 52% degli studenti lamenta affitti troppo elevati uniti alla difficoltà di individuare soluzioni sostenibili. Quanto alla distribuzione dei costi, circa il 40% dei fuorisede spende tra 200 e 400 euro, ma un quarto (25%) sale a 400-600 euro, e circa 1 su 6 supera i 600 euro mensili. A coprire questi oneri economici intervengono prevalentemente i genitori, che si fanno carico interamente dei costi nel 38% dei casi, e forniscono un contributo parziale in un ulteriore 20%. Solo una minoranza riesce a farcela con un lavoro (21%) o grazie a una borsa di studio (10%).

Quando le condizioni economiche sono più favorevoli, le priorità nella scelta dell’alloggio includono la vicinanza all’università (34%), seguita dal prezzo dell’affitto (23%) e dalla sicurezza della zona (8%). Elementi pratici come le condizioni strutturali dell’abitazione e la compatibilità con i coinquilini contano ciascuno per il 10%. Inoltre, per il 92% degli intervistati, la regolarità del contratto d’affitto è una prerogativa di base. Per quanto riguarda i metodi di ricerca, i canali più utilizzati sono i siti di annunci online (37%) e le agenzie immobiliari (34%). Sebbene in misura ridotta, anche il passaparola (18%) resta una strategia efficace per trovare una sistemazione.

A rendere la ricerca ulteriormente complessa si aggiunge il problema della selezione arbitraria e implicita da parte dei proprietari. Quasi otto studenti su dieci affermano di essersi imbattuti in annunci con richieste discriminatorie. Il 49% ha trovato offerte riservate “solo per ragazze”, il 14% “solo per persone di determinate zone d’Italia”, e il 7% “solo per iscritti a certe università o facoltà”. Gli stereotipi suggeriscono che una donna, iscritta a una facoltà “seria” e proveniente da vicino, costituisca la migliore garanzia di affidabilità. Al contrario, chi è maschio, iscritto a facoltà “creative” e magari di origini ritenute troppo “esotiche” rispetto al luogo di destinazione, deve prepararsi a essere considerato un “cattivo” inquilino. Oltre al problema della discriminazione, il 32% degli studenti lamenta un’offerta deludente, con case in cattive condizioni o situazioni abitative poco accoglienti.

I problemi dei docenti fuori sede

Sono moltissimi i docenti che sono costretti a spostarsi per lavorare, spesso dal Sud al Nord. In questi casi nasce spesso un problema: i docenti, spesso precari, quindi con salari alquanto ridotti, devono farsi carico di ingenti spese per l’affitto, dovendo magari anche mantenere famiglie a distanza.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha parlato di una possibile soluzione, ai microfoni di SkyTg24: “Ho parlato con Matteo Salvini proprio per inserire il personale scolastico nel Piano Casa. Credo che una soluzione intelligente ed efficace possa essere il Piano Casa, soprattutto laddove il personale si deve spostare dove il costo della vita è più elevato”, queste le sue parole.

Qualche settimana fa il capo del dicastero di Viale Trastevere aveva parlato di alloggi e affitti a prezzi calmierati per il personale scolastico, in particolare per i fuori sede.

Il titolare del dicastero dell’Istruzione ha sottolineato che la richiesta è stata accolta: “Rilevo con soddisfazione che nel documento finale, che sintetizza i contributi delle diverse parti coinvolte, la mia richiesta è stata completamente accolta. Nei futuri progetti di edilizia residenziale sociale verranno destinati alloggi a prezzi calmierati anche ai professionisti della scuola, con particolare attenzione a quanti si trasferiscono per motivi di lavoro, in una logica di costituzione di sistemi residenziali in grado di soddisfare politiche specifiche e al contempo di garantire un’elevata qualità relazionale e abitativa dei nuovi insediamenti”.

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