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Agli esami si danno i punteggi che sono numeri e i candidati rischiano di diventare un numero statistico

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Ma di quelli ammessi agli Esami di Stato, quanti rischiano di non farcela? Una percentuale minima, soprattutto composta dal battaglione dei candidati esterni, spesso avventurieri e con preparazione approssimativa e dell’ultima ora.
Il meccanismo del “nuovo” esame introdotto dalla Legge n. 425/1997 (“Disposizioni per la riforma degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore”) è stato regolamentato dal D.P.R. n. 323 del 23 luglio 1998, e con poche modifiche si svolge come un rito annuale normato dalle Ordinanze Ministeriali, l’ultima delle quali la n.13/2013. Permetteteci delle divagazioni numerologiche.
Intanto nel 2001 la Commissione da mista era diventata tutta di docenti interni (per motivi finanziari) e poi riportata a mista ma con 7 commissari e non più 9 (per risparmio e contro la didattica!). Le commissioni invece dell’istruzione artistica quadriennale (ultima ruota del carro) sono state formate sempre da 7 docenti fin dal 1998-99.
Nel corso degli anni hanno fatto il balletto i numeri=punti del credito triennale, passati da 20/100 a 25/100 rosicchiando 5 punti dal colloquio: passato da 35 punti ai 30 (da 4 anni a questa parte). Il punteggio delle prove scritto-grafiche-pratiche è rimasto immutato (massimo 15 punti per ogni prova) così come le varie integrazioni triennali per gli interni (Reg. 323/1998 art 11, comma 4) e/o per gli esterni e per tutti coloro che, avendo almeno 15 punti di credito e almeno 70 di prove di esame posso accedere fino a 5 punti di integrazione detta “bonus”… Da qualche anno è spuntata anche la “lode” oltre il 100/100 per andare a scoprire le eccellenze scolastiche. Ma della lode, essendo un di più e non un numero, per adesso non ci interessiamo.
Numeri. Il problema è tutto degli insegnanti che all’improvviso sono costretti a valutare gli studenti saltando da un sistema di votazione decimale a quello centesimale. Non propriamente però perché all’Esame quello che conta è il punteggio e non più i voti. Intanto allungando il metro numero di valutazione non si può più pensare in termini decimali. Se si mette 15/15 in una prova equivale a 10/10? No. Siccome fare cambiare mentalità agli insegnanti sulla valutazione è cosa ardua, il ministro – nell’art. 8, c.1dell’O.M. 13/2013 – usa l’indicativo “utilizzano”. “In considerazione dell’incidenza che hanno le votazioni assegnate per le singole discipline sul punteggio da attribuire quale credito scolastico e, di conseguenza, sul voto finale, i docenti, ai fini dell’attribuzione dei voti sia in corso d’anno sia nello scrutinio finale, utilizzano l’intera scala decimale di valutazione”. Quanti lo fanno? Tutte le Ordinanze di questo esame inoltre ignorano la matematica e la proporzione numerica. Così, se una prova è valutata sufficiente dovrà avere 10 punti e non 9/15 (sufficienza proporzionale esatta!) per gli scritti; e nel colloquio la sufficienza porterà al candidato 20 punti e non 18/30 (sufficienza numerica in trentesimi). Il Legislatore inoltre ha inventato il sistema della integrazione del punteggio, fino a 5 punti, che tutti chiamano “bonus”. Siccome per arrivare a 100/100 potrebbero mancare pochi punti, allora la commissione può assegnare, secondo dei motivati criteri, da uno a cinque punti a coloro che hanno iniziato l’esame con almeno 15 punti di credito e hanno conseguito almeno 70 punti (nelle tre prove scritto-grafiche più il colloquio). Facendo due conti: se un alunno per tre anni ha avuto una media di 6,3 possibilmente ha già 15 punti di credito. Gli basta fare discretamente l’esame con la media decimale di 7/10 ed avere speranza di integrazione-bonus. Così il suo punteggio lieviterà da 85 a oltre 90/100. Si chiama meritocrazia? No, si chiama calcolo matematico creativo. Il voto finale dell’esame di Stato si costruisce infatti numericamente come un edificio di mattoncini Lego: si sommano i punti credito del triennio, quelli delle tre prove scritto-grafiche, quelli del colloquio e – se occorre – l’integrazione (il cosiddetto “Bonus”).
Questo nuovo esame di Stato alcuni lo amano tanti lo odiano. Noi pensiamo che sia utile solo per la statistica. E’ il secondo anno ormai che per essere ammessi all’esame da interni od esterni è necessario avere almeno la sufficienza in ciascuna delle discipline. Ma allora, se io ho il sei in tutte le materie dopo lo scrutinio finale, come si permetteranno di non darmi il diploma di maturità anche con un miserevole 60/100? Quale tribunale scolastico (la Commissione) si metterà contro un Consiglio di Classe che ha “varato” tutti i candidati di una classe? E casomai con quali motivazioni? Forse perché il candidato ha presentato fogli bianchi? ha fatto scena muta completa?
E’ tutto una lotteria:
20 gg. di esame a 40° valgono più di un triennio di più di 200 gg. di lezioni!?
15 compiti in classe in tre anni per materia contgro una sola prova ( o la va o la spacca!)?
30 interrogazioni per ogni materia in 3 anni contro 1 solo colloquio dinanzi allo schieramento di 7 docenti, che prima dell’entrata del candidato di turno si dicono sommessamente: “Se questo non prende 28/30 al colloquio non arriva neppure al 60”.

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