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Al Teatro greco di Siracusa le donne urlano la loro rabbia contro la guerra

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Le figure femminili più forti e pregnanti di tutta la storia del teatro classico, che urlano la loro rabbia nei confronti della guerra, sono le protagoniste della nuova stagione, la cinquantacinquesima dalla fondazione, delle rappresentazioni classiche di Siracusa che, fra il 9 maggio e il 6 luglio, nel superbo scenario del Teatro Antico, tornano a ribadire l’attualità e il fascino di una drammaturgia che ha superato, indenne e senza essere scalfita dal tempo, circa 2500 anni. Fino al 23 giugno, in quaranta giorni di repliche, si alterneranno due capolavori euripidei, Elena e Le Troiane, cui seguirà la commedia di Aristofane Lisistrata, dal 28 giugno al 6 luglio.

Laura Marinoni veste i panni di Elena, con la regia e le scene del torinese Davide Livermore – che ha un corposo curriculum anche come cantante lirico, attore, coreografo, sceneggiatore, docente e attualmente è sovrintendente e direttore artistico del Centre de Perfeccionament Plácido Domingo al Palau de Les Arts di Valencia – i costumi di Gianluca Falaschi, le musiche di Andrea Chenna.
Con la brava attrice milanese sono in scena Viola Marietti (Teucro), Sax Nicosia (Menelao), Mariagrazia Solano (Vecchia), Maria Chiara Centorami (Primo messaggero), Simonetta Cartia (Teonoe), Giancarlo Judica Cordiglia (Teoclimeno), Linda Gennari (Secondo messaggero), Federica Quartana, la corifea alla guida dei coreuti Bruno Di Chiara, Marcello Gravina, Django Guerzoni, Giancarlo Latina, Silvio Laviano, Turi Moricca, Vladimir Randazzo e Marouane Zotti.

La messinscena delle Troiane di Euripide segna il gradito ritorno a Siracusa di Maddalena Crippa che affronta il ruolo di Ecuba, per la regia della parigina Muriel Mayette-Holtz, sul progetto scenico di Stefano Boeri e le musiche di Cyril Giroux. Accanto alla Crippa – che a Siracusa, nel 2004, è stata la protagonista di una Medea di Euripide diretta da Peter Stein, mentre nel 2016, per la regia di Gabriele Lavia, è stata Clitemnestra nell’Elettra di Sofocle – si muovono Paolo Rossi (Taltibio), Graziano Piazza (Menelao), Francesca Ciocchetti (Atena), Massimo Cimaglia (Poseidone), Marial Bajma Riva (Cassandra), Elena Arvigo (Andromaca), Viola Graziosi (Elena), Fiammetta Poidomani (chitarrista), Riccardo Scalia (Astianatte), Clara Galante (Corifeo) ed Elena Polic Greco a capo del Coro formato da Doriana La Fauci, Maria Baio, Maria Gabriella Biondini, Cettina Bongiovanni, Carmen Cappuccio, Irene Di Maria, Lucia Imprescia, Rosamaria Liistro, Giusy Lisi e Maria Verdi. Il cast viene reso ancor più nutrito dagli allievi dell’Accademia d’Arte del Dramma Antico, sezione “Giusto Monaco”: Giulia Antille, Beatrice Barone, Priscilla Bavieri, Virginia Bianco, Simona Caleca, Irene Cangemi, Serena Carignola, Serena Chiavetta, Federica Cinque, Benedetta D’Amico, Simona De Sarno, Ambra Denaro, Adele Di Bella, Giorgia Greco, Federica Gurrieri, Irene Jona, Giorgina Kezich, Valentina Lo Manto, Sveva Mariani, Sara Mancuso, Vittoria Mangiafico, Ornella Matragna, Giulia Messina, Silvia Messina, Irene Mori, Arianna Pastena, Francesca Piccolo, Daniela Quaranta, Isabella Sciortino, Alba Sofia Vella, Francesca Vignali, Gaia Viscuso e Gabriella Zito; dalle guardie di Taltibio Riccardo Livermore, Davide Raffaello Lauro e Gabriele Rametta, Alessio Iwasa, Nicola Morucci e Andrea Pacelli; dalle guardie di Menelao Massimo Marchese, Francesco Piraneo e Salvatore Amenta.

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Esaurite le repliche delle due tragedie, il testimone passa alla commedia, cioè all’aristofanesca Lisistrata, dove Elisabetta Pozzi completa il terzetto delle ottime protagoniste di Siracusa 2019, ricoprendo il ruolo del titolo. Regista e anche in scena nel ruolo di Cinesia, è Tullio Solenghi che si è portato dietro Massimo Lopez, suo partner, insieme all’indimenticabile Anna Marchesini, nel famoso Trio, per ricoprire il ruolo di Pedasta; le scene ed i costumi sono di Andrea Viotti, la coreografia di Paola Maffioletti. In scena Federica Carruba Toscano (Cleonice), Giovanna Di Rauso (Mirrina), Viola Marietti (Lampitò), Vittorio Viviani (Drace), Totò Onnis (Strimodoro), Mimmo Mancini (Filurgo), Simonetta Cartia (Nicodice), Silvia Salvatori (Calice), Tiziana Schiavarelli (Critilla), Elisabetta Neri (donna beota), Federico Vanni (un commissario), Margherita Carducci (con le già citate Carruba Toscano e Neri forma un gruppo di donne), Roberto Alinghieri (Didascalio), Giuliano Chiarello (un araldo spartano), Riccardo Livermore e Francesco Mirabella (che si dividono fra i ruoli di un ambasciatore spartano e due ateniesi) ed ancora Elisabetta Neri (Tregua).
Il Coro è sostenuto dagli allievi dell’Accademia d’Arte del Dramma Antico, sezione “Giusto Monaco” con Simonetta Cartia nel ruolo della Corifea: Giulia Antille, Beatrice Barone, Emanuele Carlino, William Caruso, Adele Di Bella, Tommaso Garrè, Federica Gurrieri, Irene Jona, Gabriele Manfredi, Giulia Messina, Silvia Messina, Federico Mosca, Roberto Mulia, Salvatore Pappalardo, Stefano Pavone, Gabriele Rametta, Isabella Sciortino, Alba Sofia Vella, Salvatore Ventura e Gabriella Zito.

Il 1° luglio Luca Zingaretti si produrrà in un “one man show”, affrontando La Sirena, che lo stesso attore romano ha riscritto per la scena dal racconto di Giuseppe Tomasi di Lampedusa Lighea; il 25 luglio è di scena la musica contemporanea, con l’unica tappa siciliana del tour internazionale di Ludovico Einaudi Seven Days Walking.

La stagione 2019 dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico non si esaurisce qui.

L’11 maggio, al Teatro di Akrai (Palazzolo Acreide, Siracusa) si apre la venticinquesima edizione del Festival Internazionale del Teatro Classico dei Giovani. Alle 9:30 si inizia con un concerto dell’Orchestra da Camera del Conservatorio Statale di Musica “Nicola Sala” di Benevento, diretta da Giorgio Sasso, quindi hanno inizio le rappresentazioni allestite dai giovani delle scuole medie, inferiori e superiori, e delle Università, provenienti da Francia, Belgio, Germania, Grecia, Gran Bretagna, Tunisia e, naturalmente, Italia (trentuno sono le scuole siciliane, 45 quelle provenienti da varie parti della penisola e della Sardegna). Fino al 2 giugno si succederanno ottantotto opere con la partecipazione di circa 2500 allievi. La scena del Festival, curata da Tony Fanciullo, si ispira al manifesto realizzato nel 1924 per I sette a Tebe dal grande Duilio Cambellotti.

Fino a settembre saranno, inoltre, aperte le tre mostre che scorrono parallele alle rappresentazioni: Demetramata, al museo archeologico regionale “Paolo Orsi”, propone le opere pittoriche di Umberto Passeretti, che ha realizzato il manifesto ufficiale della stagione 2019 dell’Inda; la galleria regionale di Palazzo Bellomo ospita Mater, la mostra fotografica di Matteo Basilé, che ha puntato l’obiettivo sull’universo femminile ed ha realizzato i manifesti delle singole rappresentazioni; alle Orestiadi di Gibellina e a grandi artisti come Mimmo Paladino, Arnaldo Pomodoro ed Emilio Isgrò, è dedicata la mostra di memorabilia di quella storica iniziativa, allestita nella sede della Fondazione Inda, nel centrale corso Matteotti della città aretusea.

Sul tema Donne e guerra, che è il leitmotiv della stagione, si dipanano quattro incontri presso l’Orecchio di Dionisio, nel Parco archeologico della Neapolis: la grecista Eva Cantarella parla di Donne e misoginia nel mondo antico (8 giugno), lo scrittore Claudio Magris di Alcesti, Euridice e l’idea del tempo (19 giugno), lo storico Luciano Canfora si intrattiene sul tema Il colpo di stato di Lisistrata (25 giugno), l’attrice Lella Costa dialoga con Margherita Rubino su Donne e guerra in Aristofane.