“La giornata mondiale del Braille richiama il valore di uno strumento che ha reso effettivo il diritto allo studio per studenti non vedenti o ipovedenti, consentendo l’accesso all’istruzione e alla conoscenza. Siamo impegnati quotidianamente a costruire una scuola sempre più inclusiva, attraverso investimenti sul sostegno, sulla formazione dei docenti e sull’impiego delle nuove tecnologie, per valorizzare i talenti di tutte le studentesse e di tutti gli studenti”. A scriverlo su Instagram, il 4 gennaio, è stato il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, nel giorno della ricorrenza della data di nascita di Louis Braille e della Giornata Mondiale dell’alfabeto Braille.
Parliamo di un sistema di lettura e scrittura tattile a rilievo messo a punto dal francese Louis Braille nella prima parte del XIX secolo, per permettere alle persone che disabilità visiva di scrivere, leggere e comunicare per iscritto: si basa su sei puntini, che posizionati in vari modi producono significati diversi: le combinazioni, corrispondono a lettere e segni dell’alfabeto, a numeri, a simboli matematici, chimici, informatici, musicali. Un sistema che permette l’integrazione, con buona autonomia, di chi lo utilizza in ambito sociale, scolastico, culturale e lavorativo.
L’Oms ha stimato che nel mondo vi siano 1,3 miliardi di persone con problemi visivi, di cui 36 milioni affette da cecità totale: in Italia si stima che siano quasi 2 milioni le persone con forme varie di disabilità visiva e circa il 15% di esse cieche totali.
Nella scuola, a fronte di oltre 350mila alunni con disabilità certificata, gli allievi con problemi visivi lievi e gravi risultano tra i 4mila e 5mila (dati Istat).