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15.11.2025

Algoritmi e supplenze GPS, i problemi che fanno insorgere un contenzioso

Quali sono i momenti critici che possono determinare problemi e far insorgere un possibile contenzioso in sede di convocazione, in sede di operazioni di conferimento degli incarichi di supplenza. Nel corso della diretta de “L’avvocato risponde” andata in onda sul canale YouTube della Tecnica della Scuola, l’avv. Mariaconcetta Milone del Foro di Brindisi, ha fatto un quadro:

“Al di là delle criticità che possono derivare dall’errore umano, cioè dal fatto che non vengano rese disponibili tutte le cattedre, poi ci sono delle problematiche proprie dell’algoritmo perché l’algoritmo è un sistema che non prevede che si possa tornare indietro. Quindi la situazione migliore che si potrebbe venire a verificare sarebbe quella secondo cui e per cui le cattedre disponibili vengano rese pubblicate da parte degli uffici scolastici ancor prima della compilazione della scelta delle preferenze, quindi della compilazione dell’istanza delle 150 scuole, perché questo permetterebbe naturalmente al candidato, nei limiti del possibile, di poter indirizzare la propria scelta su quelle che sono le sedi disponibili a cui potrebbe ambire in base al punteggio.

Questo naturalmente non avviene mai, non è mai avvenuto e abbiamo detto anche che è abbastanza difficile che avvenga, ma quantomeno sarebbe opportuno che le cattedre fossero rese disponibili al momento dell’avvio delle operazioni perché diversamente purtroppo questo sistema genera inevitabilmente degli errori e produce e determina dei pregiudizi per i docenti, cioè il docente purtroppo è chiamato, in base al sistema ministeriale a dover esprimere all’interno della scelta delle sedi tutto lo scibile delle possibilità.

Ma se un docente non esprime tutte le possibilità che il sistema gli offre, può andare incontro anche alla circostanza per cui non risulta assolutamente destinatario ad alcun incarico, viene considerato rinunciatario all’incarico, pur avendo manifestato la volontà di insegnare. Faccio un esempio molto concreto. A un docente dovrebbe essere comunque data la possibilità nell’esercizio di libero arbitrio, di poter scegliere se lavorare su una cattedra di 18 ore piuttosto che su uno spezzone orario di 7 ore.

Questa scelta, per come è formulato oggi il l’algoritmo, non è possibile perché il docente, nel caso in cui non voglia andare a lavorare su uno spezzone, non voglia avere una supplenza su uno spezzone di 7 ore e quindi non si è interessati a svolgere un contratto di lavoro, appunto, su orario ridotto, non ha questa possibilità, perché laddove egli non esprima la volontà di lavorare su uno spezzone e nel turno di convocazione in cui gli avrebbe diritto, vi è solo lo spezzone disponibile, viene considerato rinunciatario. Questo significa che egli rinuncia a tutti gli incarichi di supplenza per quell’anno. Cioè, se nei turni successivi di convocazione dovessero rendersi disponibili delle ulteriori cattedre che lui ha scelto, dove lui ha dichiarato in maniera espressa la volontà di andare a lavorare, di essere destinatario di contratto, verrà scavalcato dal sistema e quella cattedra verrà invece attribuita ad un docente con punteggio inferiore.

Capiamo bene che questo è un sistema che lede profondamente il principio di meritocrazia. Non è possibile che un docente non debba andare a ricevere un incarico solo perché egli non ha manifestato la volontà di lavorare sullo spezzone orario.

Naturalmente questa rinuncia che io definisco ingannata, ha prodotto poi il ricorso alla giustizia. C’è un contenzioso cospicuo sul punto perché poi l’ordinanza ministeriale si presta a delle interpretazioni che purtroppo il Ministero gioco forza interpreta sempre in maniera restrittiva rispetto a quelle che sono le aspirazioni del docente e che poi per fortuna invece i giudici interpretano in maniera più favorevole e prossima a quelli che sono i diritti dei docenti”.

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