La truffa corre sul web e si insinua vigliacca dovunque, protetta dall’anonimato e dalla distrazione, quando c’è, dell’utente, mentre perfino le banche stanno a guardare, spesso impotenti e senza dare una risposta immediate e concreta per contenere l’intrallazzo, la truffa, il raggiro.
E coì, racconto il Corriere della Sera, capita a un ex docente di informatica, di Castelfranco, 72 anni, già in pensione, che, a sua insaputa, si vede il conto in banca prosciugato attraverso delle operazioni eseguite con una semplice fotocopia dalla carta di identità, ottenuta dai truffatori che gli dicevano che la sua banca aveva aperto un altro conto in un’altra filiale.
Grazie a queto marchingegno, la sua vera banca ha avuto una richiesta per un finanziamento per 50mila euro, da ripagare con il quinto della pensione.
Un raggiro, spiega il Corriere, che il prof sta vivendo da alcune settimane in una sorta di incubo da cui cerca di uscire con carte bollate, pec e denunce ai carabinieri.
All’origine della scoperta della truffa, l’arrivo alla sua pec di una e-mail dell’Inps che lo avvisa che l’ente aveva attivato una richiesta per la cessione del quinto che lui però mai aveva richiesto.
In truffatori in pratica, con lo Spid e i documenti del prof, erano riusciti alcune settimane prima a richiedere e ottenere attraverso una finanziaria del Banco Desio (Dynamica retail) un finanziamento di 50mila euro, da pagare in comode rate da 479 euro al mese.
Essendo in ferie, la raccomandata inviata al suo domicilio viene letta solo ai primi di settembre, tre mesi dopo, per cui si rivolge all’istituto di credito e qualche giorno dopo è stato lo stesso direttore a ricostruire quanto era avvenuto, congelando immediatamente il pagamento delle rate del finanziamento. Bloccato, ma già 50mila euro erano stati erogati, compresi 10mila euro da uno dei conti correnti attivati.
I truffatori, nell’attivare lo Spid, hanno modificato alcuni dati dell’insegnante e il numero di cellulare. Sembra che i furfanti avrebbero fatto un errore fatale: non avevano modificato la pec originale, quella con cui Inps ha comunicato la cessione del quinto.
“Purtroppo -dice il pro al Corriere- non si riesce a fermare lo Spid, nonostante sia legato ad una carta d’identità annullata. Possono entrare nel mio cassetto fiscale o possono cambiare l’Iban sul portale dell’Inps. Dunque ci sarebbe il rischio che tutto ciò si possa ripetere.