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Allarme della Uil: il cacciavite di Fioroni si sta arrugginendo

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Sembrava un buon cacciavite, ma negli ultimi tempo si sta decisamente arrugginendo. 
La metafora può sembrare grottesca, ma per la Uil scuola è quella che rappresenta meglio i provvedimenti legislativi compiuti dal dicastero della Pubblica Istruzione a un anno esatto dall’insediamento del nuovo ministro Giuseppe Fioroni. 
Il 18 maggio il sindacato ha pubblicato una scheda analitica con la cronologia dettagliata di tutti i passaggi che hanno caratterizzato la politica scolastica negli ultimi 365 giorni: un bilancio fatto di luci e ombre, ma su cui pesa molto la vicenda del mancato rinnovo del contratto. 
“La scelta di soluzioni che potessero sostenere e aiutare il lavoro si è andata ‘sfarinando’ nel tempo – ha commentato Massimo Di Menna, segretario nazionale della Uil Scuola – e il cacciavite si sta arrugginendo. 
Si è diffuso un malcontento nel personale della scuola determinato dal fatto che non è riconosciuto il valore del lavoro e che nell’azione di governo alla scuola non viene riconosciuta quella centralità che viene invece tanto decantata nei programmi”.
Bocciata quindi senza possibilità di appello la Finanziaria 2006, la quale pur contenendo l’innalzamento dell’obbligo di istruzione e il piano triennale di assunzioni di 150 mila docenti e 20 mila Ata, ha introdotto una serie di manovre impopolari: tra queste le riduzioni dell’organico, delle risorse finanziarie e l’aumento dei finanziamenti alle scuole private paritarie, soprattutto dell’infanzia. 
Da rivedere poi il nuovo sistema di finanziamento delle scuole, grazie al quale ogni singola scuola riceverà direttamente dal ministero l’importo assegnato: la Uil fa osservare che in effetti “il budget di istituto viene determinato attraverso parametri oggettivi nazionali”, ma “il debito pregresso e le tante competenze in termini finanziari hanno prodotto grandi problemi nel funzionamento delle scuole”. In pericoloso stand by è rimasta anche la questione del reclutamento: “la norma prevista dalla legge Moratti che prevedeva la laurea specialistica abilitante – si legge nel rapporto finale della Uil Scuola – non è stata sostituita con una diversa modalità. Il ministero dell’università ha autorizzato nuovi bandi per le Siss, abilitanti, a numero chiuso e a pagamento, specificando di non potere garantire l’utilizzo di tale abilitazione ai fini dell’immissione in ruolo”.
La Uil scuola ha messo in luce tutti i limiti di alcune scelte politiche che avrebbero danneggiato il sistema istruzione. “Prima una Finanziaria che ha portato riduzioni di organico e di risorse finanziarie – ha detto Di Menna, commentando il rapporto annuale – poi le ristrettezze di bilancio delle scuole che hanno portato molti istituti a modificare il loro assetto a scapito della didattica, ora il contratto fermo”. Il contratto di insegnanti e personale non docente è scaduto da 17 mesi, con retribuzioni medie di 1.200 euro nette. Per dare un segnale chiaro alle istituzioni nei prossimi giorni i sindacati scenderanno anche in piazza. “Il 4 giugno – dice Di Menna – c’è uno sciopero indetto da tutti i sindacati della scuola (Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda) per il contratto. Sollecitiamo il governo ad una rapida decisione che porti ad un’inversione di rotta e, coerentemente con l’accordo del 6 aprile, rapidamente alla firma del contratto”. Per il sindacato il nodo delle risorse è centrale: “l’appello che lancia la Uil scuola alle forze politiche, al governo e al presidente Prodi – conclude Di Menna – è di mettere veramente il sapere e l’istruzione al centro dell’azione politica. Lo ripetiamo da tempo, ci vogliono più risorse e meno burocrazia”.
Il sindacato non si è però lasciato andare solo alle critiche: c’è apprezzamento per una serie di operazioni messe in atto soprattutto nella prima fase della gestione Fioroni. Come l’abolizione della riforma Moratti delle superiori, del portfolio e degli anticipi nella scuola dell’infanzia, il ritorno dell’istruzione ‘pubblica’, la disapplicazione del tutor e la permanenza di tecnici e professionali nell’ambito nazionale. Bene accolta anche la riforma degli esami di maturità, che da quest’anno torneranno ad essere affidati ad una commissione mista.