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Prima Ora | notizie del 2 luglio

02.07.2026

Allenatori e prof di educazione fisica impegnati a prevenire il disagio degli adolescenti: leggere i segnali prima che il ragazzo lasci lo sport

La prevenzione del disagio fuori dall’ospedale e dentro le palestre, i campi da calcio e i palazzetti. È questa la scommessa della Fondazione Ospedale Niguarda e della Fondazione Patrizio Paoletti che punta su coach sportivi e professori di educazione fisica come “sentinelle” della salute mentale. Lo riporta il Corriere della Sera.

I primi corsi rivolti a circa duecento persone partiranno dopo l’estate. Impegnati allenatori di società sportive e professori di educazione fisica delle scuole medie. Una piattaforma online servirà a chi vorrà formarsi a distanza. Psichiatri, neuropsichiatri infantili e pedagogisti insegneranno a riconoscere i segnali del disagio. Ad esempio il ragazzo che cerca la panchina invece del campo, evita alcuni compagni, si svaluta dopo un errore o perde improvvisamente la voglia di entrare in competizione. Imparando a leggere i segnali si può intervenire prima che il ragazzo si allontani.

Lo sport è tra i fattori più protettivi contro il disagio mentale perché favorisce l’autostima. Fare sport almeno tre volte la settimana dimezza ansia, tristezza, litigiosità e insicurezza rispetto ai coetanei sedentari. Diminuiscono mal di testa, mal di stomaco e nausea. E migliora la concentrazione e l’attenzione anche nello studio” spiega Laura Zoppini, direttrice dell’Asst Niguarda.

C’è poi un’emergenza, il drop out. Quattro ragazzi su dieci smettono di fare sport entro i 14 anni e proprio lì iniziano isolamento, perdita di autostima e rinuncia. “Vogliamo una rete di adulti capaci di capire quando a un adolescente sarebbe utile un aiuto, prima ancora che lui realizzi di doverlo chiedere” conclude Zoppini.

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