A scuola c’è troppo caldo, è emergenza già da fine maggio e in questi giorni in cui ci affacciamo alla ripresa delle lezioni praticamente ovunque le temperature sono praticamente ancora estive. Il sindaco di Palermo è corso ai ripari.
In una direttiva pubblicata ieri, 8 settembre, il primo cittadino Roberto Lagalla ha stabilito che, in caso di allerta rossa per il caldo, le scuole restino chiuse. Faranno eccezione esclusivamente quegli istituti nei quali i Dirigenti scolastici attestino la presenza di impianti di climatizzazione adeguati e perfettamente funzionanti.
La decisione trova il plauso di Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. Ecco le sue parole: “La nostra denuncia si fa sentire a Palermo e in altre località, soprattutto al Sud: ribadisco che nel 95% delle classi italiane manca qualsiasi genere di climatizzazione, in presenza di temperature alte sarà molto difficile avviare il regolare svolgimento delle attività didattiche”.
“Ricordo anche che i 200 giorni minimi l’anno, previsti dalla legge, possono essere ridotti con ordinanza dei sindaci per motivi eccezionali, ad esempio per tutelare la salute di studenti e personale scolastico se il dirigente scolastico non riesce ad assicurarla in base all’aggiornamento del DVR (il documento di valutazione dei rischi). A questo proposito, sarebbe bene che RLS-RSU che non si sono ancora attivati sono invitate a segnalare ai dirigenti scolastici la necessità di chiedere ai sindaci il rinvio delle lezioni”, conclude il sindacalista.
Di 200 giorni ha parlato anche il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che ha cercato subito di dare una risposta attraverso un comunicato: “Abbiamo deciso un contributo di 20 milioni di euro destinato alle istituzioni scolastiche per apparecchi e dispositivi per il raffrescamento, con l’obiettivo di migliorare le condizioni e il comfort per gli studenti e personale scolastico”.
Il ministro ha dato maggiori informazioni ai microfoni de La Nuova Sardegna. Come saranno assegnate le risorse? Ecco la sua risposta: “Sulla base delle richieste che arriveranno dagli enti locali: sono loro a conoscere le specifiche situazioni e dunque sapranno come utilizzare i contributi assegnati”.
“Questo è soltanto il primo passo, perché il Ministero sta lavorando a un piano più ampio di investimenti per l’efficientamento energetico nelle scuole con interventi infrastrutturali che possano garantire ambienti salubri nel lungo periodo. Il Governo c’è e garantisce il suo impegno. Ma gli enti territoriali, Comuni, Province e Città metropolitane devono contribuire agli interventi necessari, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze”, ha aggiunto.
Poi Valditara ha detto la sua sulla possibilità di modificare il calendario scolastico: “Le Regioni possono intervenire sul proprio calendario scolastico, eventualmente posticipando la data di ripresa delle lezioni o della chiusura dell’anno scolastico. Possono modificare anche le pause destinate alle vacanze. Da questo punto di vista c’è autonomia, a patto che qualunque modifica rispetti la regola base. Qualunque modifica del calendario scolastico deve garantire almeno 200 giorni di lezione. Questo è l’unico paletto invalicabile di cui chi decidesse di intervenire dovrà tenere conto”.
Contestualmente, l’Amministrazione comunale ha disposto la predisposizione di un piano tecnico ed economico a lungo termine per potenziare gli impianti di condizionamento in tutte le strutture scolastiche della città, valutando al contempo soluzioni temporanee di mitigazione della temperatura per far fronte nell’immediato ai periodi più caldi.
La direttiva è immediatamente efficace e trova applicazione per tutto il periodo nel quale possano verificarsi condizioni climatiche o meteorologiche suscettibili di determinare situazioni di rischio per la popolazione scolastica.
“La sicurezza e il benessere dei nostri studenti, delle loro famiglie e di tutto il personale scolastico sono una priorità assoluta – afferma il sindaco Roberto Lagalla -. Di fronte alla possibilità di eventi climatici estremi, non possiamo permetterci di attendere che l’emergenza si manifesti: dobbiamo essere pronti ad agire prima, con decisioni chiare e tempestive. Questa direttiva stabilisce un principio preciso: quando le condizioni climatiche rappresentano un rischio concreto per la salute e l’incolumità delle persone, la tutela viene prima di tutto. È una scelta di responsabilità – conclude il primo cittadino -, che mette al centro la sicurezza di chi ogni giorno vive la scuola”.
Nel frattempo una petizione di Teachers for Future Italia, “Basta studiare a 35°C: serve un piano nazionale per adattare le scuole al climate change” continua a raccogliere adesioni e ha raggiunto quota 6.366 firme.
“Il clima è cambiato e gli edifici scolastici devono cambiare con esso. Servono interventi strutturali, riqualificazione energetica, sistemi di raffrescamento dove necessari, monitoraggio delle temperature e risorse specificamente destinate all’adattamento delle scuole. Non chiediamo di chiudere le scuole. Chiediamo di renderle abitabili”, questa la richiesta dei docenti.
“Le 6.366 firme dimostrano che non si tratta della preoccupazione di pochi docenti, ma di una richiesta che riguarda direttamente il diritto alla salute e all’istruzione di milioni di studenti. Mentre si apre un altro anno scolastico complicato, la proposta c’è. Ora tocca alla politica ascoltarla e agire”, hanno aggiunto.