A scuola c’è troppo caldo, è emergenza già da fine maggio e in questi giorni in cui ci affacciamo alla ripresa delle lezioni praticamente ovunque le temperature sono praticamente ancora estive. Il sindaco di Palermo è corso ai ripari.
In una direttiva pubblicata oggi, 8 settembre, il primo cittadino Roberto Lagalla ha stabilito che, in caso di allerta rossa per il caldo, le scuole restino chiuse. Faranno eccezione esclusivamente quegli istituti nei quali i Dirigenti scolastici attestino la presenza di impianti di climatizzazione adeguati e perfettamente funzionanti.
Contestualmente, l’Amministrazione comunale ha disposto la predisposizione di un piano tecnico ed economico a lungo termine per potenziare gli impianti di condizionamento in tutte le strutture scolastiche della città, valutando al contempo soluzioni temporanee di mitigazione della temperatura per far fronte nell’immediato ai periodi più caldi.
La direttiva è immediatamente efficace e trova applicazione per tutto il periodo nel quale possano verificarsi condizioni climatiche o meteorologiche suscettibili di determinare situazioni di rischio per la popolazione scolastica.
“La sicurezza e il benessere dei nostri studenti, delle loro famiglie e di tutto il personale scolastico sono una priorità assoluta – afferma il sindaco Roberto Lagalla -. Di fronte alla possibilità di eventi climatici estremi, non possiamo permetterci di attendere che l’emergenza si manifesti: dobbiamo essere pronti ad agire prima, con decisioni chiare e tempestive. Questa direttiva stabilisce un principio preciso: quando le condizioni climatiche rappresentano un rischio concreto per la salute e l’incolumità delle persone, la tutela viene prima di tutto. È una scelta di responsabilità – conclude il primo cittadino -, che mette al centro la sicurezza di chi ogni giorno vive la scuola”.
Nel foggiano arriva un’altra soluzione al caldo asfissiante. Gli edifici scolastici non sono dotati di impianti di climatizzazione (o ospitati in edifici con isolamento termico insufficiente) e il sindaco di Serracapriola, comune di circa 3500 abitanti, ha firmato l’ordinanza con cui autorizza i bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria a non indossare il grembiule considerate le elevate temperature in corso. L’ordinanza è stata adottata questa mattina dal sindaco Michele Leombruno in accordo con il dirigente scolastico. Lo riporta Ansa.
Dal 10 settembre, data inizio dell’anno scolastico fino al 19 (data di validità dell’ordinanza) 136 bambini della scuola primaria e 82 del plesso che ospita la scuola dell’infanzia non indosseranno il grembiule. “Considerate le alte temperature – ha spiegato il sindaco – è un enorme disagio per i più piccoli essere costretti ad indossare il grembiule sopra il consueto abbigliamento. Ritengo più giusto si sentano liberi di indossare abbigliamento più consono. Il grembiule tornerà non appena le temperature lo consentiranno”.
Nell’ordinanza si legge che “le linee guida nazionali ed internazionali (Inail, Oms, Cdc) classificano i minori come categoria particolarmente esposta a rischi delle alte temperature, richiedendo misure preventive in caso di ondate di calore persistenti, la tutela della salute pubblica in particolare dei minori rientra tra le competenze del sindaco quale autorità comunale di protezione civile”.
Una docente di scuola superiore che lavora in Campania ha aperto una petizione su Change.org per smuovere l’opinione pubblica e chiedere di posticipare il rientro a scuola o perlomeno climatizzare le aule.
Come riporta Ansa, la docente ha presentato un’istanza urgente ai vertici istituzionali nazionali e locali, trasmettendo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri una petizione popolare con le quali chiede il posticipo dell’apertura delle scuole.
“Il persistere di questo caldo mette a repentaglio il benessere psicofisico di tutta la comunità scolastica”, dichiara la professoressa, per la quale è necessario “un intervento tempestivo delle autorità affinché adottino i provvedimenti di propria competenza per posticipare l’avvio delle lezioni in presenza di evidenti rischi termoigrometrici”.
Della stessa opinione è una mamma palermitana, che ha lanciato un allarme simile: “I nostri figli vanno a scuola per imparare, non per soffrire”.
Oggi, 1° settembre, a parlare sono state alcune sigle sindacali. Uil Scuola, ad esempio, ha preso posizione: “Posticipare di qualche giorno l’inizio delle lezioni, recuperando successivamente le giornate, può rappresentare una soluzione tampone di fronte a temperature particolarmente elevate, ma non può essere la risposta a un problema che sta diventando strutturale”, ha detto Giuseppe D’Aprile, segretario Uil Scuola, parlando con l’ANSA.
“Gli studi che si occupano del cambiamento climatico dimostrano che i periodi di caldo intenso si stanno allungando e interessano sempre più mesi nei quali le scuole sono aperte, con conseguenze sul benessere, sulla salute e sulla capacità di apprendimento degli studenti, oltre che sulle condizioni di lavoro di tutto il personale scolastico. Una situazione resa ancora più difficile nelle classi numerose, dove la presenza di molti alunni in spazi spesso non adeguati e scarsamente ventilati può accentuare gli effetti delle alte temperature. Il vero problema è l’arretratezza di una parte consistente del nostro patrimonio edilizio scolastico, progettato e costruito in condizioni climatiche molto diverse da quelle attuali. Circa sei edifici scolastici su dieci risalgono a prima del 1975 e la stragrande maggioranza delle scuole italiane sono ancora prive di sistemi di condizionamento”, ha aggiunto.
“Per questo occorre intervenire in modo strutturale, investendo nella climatizzazione e nella ventilazione delle aule, ma anche in interventi di efficientamento e ammodernamento degli edifici, dall’isolamento termico alle schermature solari. Prevenire e non curare, rappresenta la soluzione giusta”, ha concluso il dirigente sindacale.
“Se non ci sono le condizioni per rispettare il decreto 81 su salute e sicurezza e le temperature sono troppo alte in classe, non inizino le lezioni, non è possibile fare scuola a queste condizioni: hanno avuto tre mesi per fare dei lavori e non hanno fatto nulla, in alcuni territori è invivibile stare 5-6 ore in classe in 20-30 persone. Ci sono delle ragioni che valgono per tutti, non solo per i cantieri in mezzo alla strada; il tema c’è, scelgano le soluzioni che vogliono ma scelgano”, così all’Ansa Gianna Fracassi, segretaria Flc Cgil, come riporta Huffpost Italia.
Il calendario scolastico va modificato per venire incontro alle esigenze dei lavoratori, oltre che delle famiglie? Il 72,26% degli insegnanti dice no. Il dato emerge da un sondaggio online della Tecnica della Scuola, al quale hanno partecipato centinaia di addetti ai lavori che operano in ambito scolastico, tra cui anche dei genitori di studenti.
Dal sondaggio emerge chiaramente che determinate “abitudini scolastiche”, consolidate nel tempo, sembrano dure a morire: per oltre il 70% dei docenti, infatti, non bisognerebbe “spalmare” la pausa didattica nel corso dell’anno evitando di concentrarla solo in estate, così come aveva suggerito l’ex ministra del turismo Daniela Santanchè sostenendo anche di avere concordato la proposta con il titolare del Mim Giuseppe Valditara (il quale però ha precisato di non saperne niente, per poi rilanciare il Piano Estate 2026).