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Alternanza scuola-lavoro, è un tiramolla: il Governo dimezza le ore ma adesso Salvini le vuole aumentare

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Sull’alternanza scuola-lavoro, il Governo sembra a dir poco in confusione. Dopo aver più che dimezzato il monte orario del triennio delle superiori relativo alle esperienze degli studenti in azienda o con esperti esterni, senza nemmeno un regime transitorio e con tanto di stop immediato dei progetti delle quinte classi in via di conclusione, dal vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini sono giunte delle affermazioni in controtendenza: a margine del discusso incontro tenuto il 14 luglio con le 43 parti sociali al Viminale, Salvini ha infatti annunciato che parlerà al più presto con il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti per “implementare la proposta che ci è venuta da molti interventi questa mattina: più alternanza scuola-lavoro, soprattutto nei professionali”.

Bussetti: troppe difficoltà

Le parole del vicepremier leghista stonano anche con quelle espresse a suo tempo dal ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, secondo il quale “gestire 400 ore di alternanza (maggiorate con la Legge 107/15 voluta dal Pd) crea in alcune realtà difficoltà nel garantire la qualità dell’esperienza. Quindi abbiamo fissato un minimo che deve essere di 180 nei professionali, 150 negli istituti tecnici e 90 nei licei”.

Di Maio: i dirigenti scolastici si rifiutano di spendere i soldi per stage finti

Anche l’altro vicepremier Luigi Di Maio aveva completato il concetto spiegando che “c’erano soldi che non si spendevano per l’alternanza scuola-lavoro, perché molti dirigenti e docenti si rifiutavano ormai di mandare gli studenti a friggere le patatine da McDonalds fingendo di fare alternanza scuola-lavoro” e che, quindi, i 50 milioni risparmiati con il dimezzamento dell’alternanza scuola-lavoro sono stati dirottati per coprire una parte della spesa necessaria per non far ridurre, dal 1° gennaio 2019, fino a 29 euro gli stipendi del personale docente e Ata, in particolare quelli che percepiscono meno di 25mila euro annui.

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Toccafondi: andava solo aggiustata

Sull’argomento, il 16 luglio si è espresso in Parlamento l’on. Gabriele Toccafondi, ex sottosegretario all’Istruzione ed esponente di Civica popolare, che già in passato ha detto che l’alternanza scuola-lavoro va potenziata e non smantellata.

Lo ha fatto in occasione di un’interrogazione presentata al ministero dell’Istruzione. “È ufficiale – ha detto Toccafondi – l’alternanza scuola lavoro è stata abbandonata del tutto da questo governo. Oggi il Miur risponde (finalmente!) ad una mia interrogazione ed afferma che l’hanno svolta il 53% dei ragazzi nel 69% delle scuole. Un anno prima era svolta dal 70% dei ragazzi e nel 89% delle scuole (20% in meno di ragazzi e scuole!!). Anche le strutture ospitanti passano da 208mila a 190mila. Dati che dimostrano che se il Governo non ci crede, riduce del 60% le ore, toglie quasi 60milioni alle scuole, non la valuta all’esame di stato questo è il risultato”.
Per Toccafondi, le esperienze in azienda sono utili se fatte “bene perché la scuola è fatta anche di esperienze, di conoscenza ma anche di competenze. Non dobbiamo ridimensionarla o abolirla ma aggiustarla, non vanno tolte le risorse alle scuole ma aumentate”.