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Aggiornato il 16.12.2025
alle 15:52

Alunni per classe, massimo 20! La proposta di legge Avs a 55mila adesioni in 100 giorni. Piccolotti: istruzione di qualità non con allievi ammassati

In neanche 100 giorni ha superato le 55mila adesioni la proposta di legge dell’Alleanza Verdi e Sinistra di ridurre a non oltre 20 il numero di alunni per classe: a comunicarlo è Elisabetta Piccolotti, di Avs, sostenendo che “in meno della metà del tempo che avevamo a disposizione abbiamo raggiunto l’obiettivo”.

La parlamentare della Commissione Cultura alla Camera, parla di “un traguardo straordinario, reso possibile dall’impegno di tanti attivisti, dalla grande mobilitazione di chi lavora e studia a scuola e delle loro famiglie, ma anche dal passaparola di tante persone che hanno incontrato la nostra proposta sui social”.

Tantissime persone, continua la deputata rossoverde, “non hanno avuto dubbi” nel dare il loro consenso, perché si tratta di “una proposta di giustizia e buon senso, che può garantire ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze un’istruzione di qualità”.

Piccolotti dice anche che Avs non si fermerà qui: “Vogliamo continuare a far conoscere questa proposta nel Paese, innanzitutto a chi vive ogni giorno le nostre scuole, così da sommergere la destra al governo con un’ondata di volontà popolare. Ci faremo portatori di quest’ondata in Parlamento. Non potranno ignorarci”.

Intanto, il raggruppamento politico continua con la raccolta on line (per aderire il link è il seguente https://verdisinistra.it/non-piu-di-20-per-classe/) e tramite banchetti sparsi per varie piazze d’Italia, sempre finalizzata a ridurre il numero di alunni per classe.

Intanto, sull’argomento la posizione assunta dall’attuale Governo risulta di carattere praticamente opposto: qualche settimana fa, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha emblematicamente dichiarato, durante un evento organizzato da The European House Ambrosetti, che  “il numero degli alunni per classe non fa la differenza” sugli apprendimenti degli stessi allievi: “studi dell’Invalsi ci confermano che quando il rapporto docenti-studenti è troppo basso il rendimento non migliora, anzi peggiora”, ha sottolineato il titolare del Mim.

Ma anche il suo predecessore, l’ex ministro Patrizio Bianchi (di area politica decisamente più a sinistra), aveva detto più volte durante il suo mandato che di fatto le classi pollaio su cui c’è tanto allarmismo risultato delle eccezioni, perché “oggi le classi in Italia in media hanno meno di 20 alunni”, quindi “la vera emergenza, da qui a due anni, non saranno più le classi pollaio ma il fatto che non riusciremo a fare le prime”.

Ad oggi, quindi, i parametri nazionali, salvo deroghe, per la formazione delle classi rimangono quelli innalzati con le norme introdotte dell’ultimo Governo Berlusconi, con Mariastella Gelmini ministra dell’Istruzione, in particolare della Legge 133 del 2008: le prime classi della scuola superiore, ad esempio, in mancanza di alunni con disabilità devo essere composte da almeno 27 iscritti.

Sempre in quell’occasione, La Tecnica della Scuola aveva evidenziato che quella dell’Invalsi è stata una conclusione che tuttavia avrebbe potuto anche “non essere collegata direttamente alla presenza minore di discenti iscritti in classe, ma alla provenienza socio-economica degli alunni e alla collocazione delle scuole in territori particolari: spesso, infatti, le classi meno numerose sono quelle concesse, in deroga, perché allestite in zone montane, piccole isole o con disagi di vario genere, che comportano anche minori chance di crescita per i cittadini residenti e quindi pure per i giovani che poi frequentano le scuole”.

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