Prima Ora | Notizie scuola dell'11 maggio 2026

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11.05.2026

Alunno si fa male a scuola, il Ministero deve risarcire la famiglia. Per il giudice docenti e collaboratrice scolastica non hanno vigilato bene

Un bambino si scontra con un compagno nel corridoio scolastico durante l’intervallo, riportando ferite al sopracciglio e danni ai denti. La collaboratrice scolastica incaricata della sorveglianza non era al suo posto. Il Tribunale di Lecce ha condannato il Ministero dell’Istruzione e del Merito a pagare 3.482 euro alla famiglia dello scolaro.

Sorveglianza assente: la bidella era all’atrio

Il fatto risale al 17 ottobre 2022. Come riporta il Corriere, durante la ricreazione, un alunno di una scuola primaria leccese stava uscendo dall’aula quando venne travolto da un compagno che correva nel corridoio. La caduta fu violenta: il bambino riportò una ferita al sopracciglio e lesioni ai denti. Nel corso del processo, la stessa collaboratrice scolastica ha ammesso di non trovarsi nella postazione assegnatale vicino ai bagni, dove avrebbe dovuto monitorare il passaggio degli studenti. Al momento dell’incidente si trovava nell’atrio, a circa venti metri di distanza, intenta a fare fotocopie.

Insegnanti sul banco degli imputati: vigilanza insufficiente

Il giudice ha rilevato che anche le docenti presenti non avrebbero esercitato un controllo adeguato. Nella sentenza si evidenzia che nessuna delle tre insegnanti avrebbe fermato il bambino che correva nel corridoio, né avrebbe impartito indicazioni per prevenire comportamenti rischiosi durante gli spostamenti. Dopo che l’assicurazione scolastica aveva rifiutato di coprire il danno, i genitori si erano rivolti al tribunale chiedendo un risarcimento di 16mila euro, sostenendo che quel giorno la sorveglianza fosse stata del tutto insufficiente.

Secondo il giudice la vivacità dei bambini è “prevedibile”

La difesa del Ministero aveva sostenuto che l’episodio fosse imprevedibile e dunque non imputabile a una carenza organizzativa. Il giudice ha però respinto questa tesi. Nella sentenza si legge che la vivacità degli alunni della scuola primaria è un comportamento «notorio e prevedibile» e che la ricreazione rappresenta «un momento particolarmente critico della giornata scolastica», che richiede quindi controlli più rigorosi e misure organizzative adeguate. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito è stato così condannato a versare alla famiglia 3.482 euro a titolo di risarcimento.

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