Dovrebbero essere un momento di crescita culturale, si sono trasformate in un incubo, secondo molti insegnanti. Parliamo delle gite scolastiche, da cui la maggioranza dei docenti italiani – stando a quanto emerge da un sondaggio esclusivo de La Tecnica della Scuola, che ha coinvolto oltre mille persone – vorrebbe fuggire a gambe levate. Stando alla nostra rilevazione, infatti, oltre il 75% degli insegnanti coinvolti sarebbe favorevole all’abolizione dei viaggi di istruzione.
A influire sono tanti fattori, a partire dalle forti responsabilità connesse all’accompagnamento degli studenti, ma anche la mancanza di incentivi economici per chi sceglie comunque di farlo. Su quest’ultimo fronte, tuttavia, il 55,5% dichiara che neanche con un aumento accetterebbe di partecipare alle gite. Una posizione motivata nelle risposte aperte alla nostra rilevazione.
“Al di là del compenso economico, ritengo che il mondo della scuola stia cambiando, con una burocrazia sempre più pesante”, scrive uno dei partecipanti al sondaggio. “Sarebbe sufficiente introdurre normative che tutelino maggiormente i docenti, per aumentare sensibilmente la disponibilità di insegnanti accompagnatori”. La questione principale resta l’investimento di tempi e di risorse, molto elevato anche rispetto alle implicazioni personali, sul piano civile e penale.
“Perché dovrei offrire gratuitamente un servizio così impegnativo, totalizzante, con responsabilità che vanno oltre ogni limite?”, si chiede infatti un’altra docente. “Le gite vanno abolite perché i docenti sono caricati di responsabilità eccessive, anche se si aumentasse il rapporto fra alunni e docenti accompagnatori”, alza il tiro un collega, evidenziando l’aspetto numerico della questione.
C’è anche chi “difende” i viaggi di istruzione sul piano della formazione, pur precisando che non accetterebbe di partecipare. “Le gite non andrebbero abolite perché costituiscono un momento di apprendimento. Personalmente non porterò mai i miei alunni in gita perché non vengo adeguatamente retribuito, e perché le responsabilità e rischi che corro sono enormi”.
Qualcun altro fa riferimento ai numerosi incidenti in gita, raccontati dai giornali. “Portare fuori per più giorni gli studenti è una responsabilità enorme, anche perché riescono a comprare alcol, droga e a fare cose pericolose – tipo il salto dei balconi – malgrado la sorveglianza costante: si riesce a dormire sì e no due ore per notte! Bisognerebbe poter scegliere chi portare e chi no”.
Il tema della mancanza di riposo per i docenti in gita ritorna in più risposte. “Non dormo la notte, controllo le camere, assisto chi si sente male. Consolo chi ha nostalgia di cassa o litiga con l’amico o l’amica, rimprovero chi non rispetta le regole”, scrive un’insegnante, che tuttavia sottolinea anche gli aspetti positivi dei viaggi di istruzione. “Mi diverto anche con loro, quando si condivide il tempo cantando o giocando o parlando e scherzando insieme”, dice infatti la docente.
Qualcuno sottolinea come la gita sia “fuori dai tempi”. “La maggior parte delle famiglie va in giro ovunque. Per cui non è necessario che la scuola si debba accollare una responsabilità esagerata. Tra l’altro, al rientro, l’unica cosa che i ragazzi ricordano del viaggio di istruzione è il panino o il gioco che hanno fatto in pullman”. L’opinione dei docenti, insomma, resta molto negativa.