Home Politica scolastica Anno di prova: stop per quasi 10mila docenti

Anno di prova: stop per quasi 10mila docenti

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Potrebbero essere poco meno di 10mila i docenti assunti quest’anno che non avranno la possibilità di ottenere la conferma in ruolo.
Il problema riguarda quei docenti che sono entrati in ruolo su una determinata classe di concorso e che poi, per diversi motivi, stanno prestando servizio in un altro ordine di scuola.

Questa – almeno – è l’interpretazione che ne sta dando l’Ufficio scolastico regionale del Lazio, ufficio che nel proprio sito sta proponendo risposte ad alcune FAQ sull’argomento.

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Per esempio, alla domanda “Se un docente ha ottenuto il ruolo su A059 (scuola secondaria di primo grado) e supplenza su AD01 (scuola secondaria di secondo grado) può svolgere l’anno di prova e di formazione?” la risposta è tassativa: “No, la normativa attuale non lo consente”.

Altrettanto tassativa è la risposta negativa a questa domanda:  “Un docente assunto in ruolo su classe di concorso A042, ha optato per restare in servizio in altra Regione su una diversa classe di concorso. Il servizio gli vale come anno di prova/formazione?”

La questione era già stata sollevata nei giorni passati dall’Unicobas che aveva preso in carico il caso di un docente di latino e greco assegnato di fatto ad un istituto comprensivo.
L’Usr del Lazio aveva emanato una circolare in cui si diceva che in questi casi, docente neoassunto e docente tutor possono essere inseriti con riserva nei rispettivi elenchi.
Ma adesso le FAQ dello stesso USR sembrano rimettere tutto in discussione.
Il fatto è che la questione non riguarda alcuni casi sporadici ma coinvolge migliaia di docenti in tutta Italia.
“Ormai – commenta Stefano d’Errico – segretario nazionale Unicobas – è chiaro che l’amministrazione scolastica è del tutto inattendibile e non è in grado di dare risposte precise ai mille problemi legati all’applicazione della legge 107. Non ci resta altro da fare che sommergere il Ministero di proteste e soprattutto di ricorsi. Le decisioni verranno prese non a viale Trastevere ma nelle aule dei tribunali”.