Non si può far finta di niente: il caso del ragazzo suicida in provincia di Latina, a soli quattordici anni, a due ore dall’inizio dell’anno scolastico, probabilmente a causa del bullismo e delle vessazioni subite dai compagni, deve far riflettere.
A farlo, durante la puntata del 15 settembre di È Sempre Mezzogiorno, programma di punta della mattinata di Rai1, è stata la conduttrice Antonella Clerici, mamma di una ragazza di sedici anni. Ecco le sue parole: “Dico soprattutto, ma che famiglie hanno questi compagni di classe? Dipende molto da noi, da quello che diciamo ai nostri figli”.
“Un’attenzione particolare agli insegnanti, che non possono mai sostituirsi ai genitori ma possono dare un occhio e capire quando c’è una situazione di emergenza. Veniamoci incontro, noi che siamo persone sane, perbene, aiutiamoci tra di noi e aiutiamo chi non ha i mezzi, la cultura. Non sappiamo mai quali problemi sta affrontando una persona”, ha concluso.
I genitori del giovane suicida hanno scelto di fare chiarezza con una intervista a La Repubblica, in cui hanno accusato pesantemente la scuola del giovane. “Nostro figlio è stato un perseguitato, abbiamo sempre denunciato tutto alla scuola. Ma siamo rimasti inascoltati. Era un bravo studente ma ultimamente diceva che la scuola non gli piaceva più. Alle elementari sono arrivate le aggressioni dei compagni e lo scherno delle maestre, alle medie il bullismo dei professori. Poi sono arrivati gli apprezzamenti al primo anno dell’istituto superiore. Altro bullismo, altra sofferenza. Quante volte l’ho visto piangere”, queste le parole della madre.
“Paolo amava portare i suoi capelli biondi molto lunghi. Dopo i primi quattro giorni di scuola superiore hanno cominciato a chiamarlo ‘Paoletta’, ‘femminuccia’, ‘Nino D’Angelo’. Lo aspettavano in bagno. Prima era uno, poi sono diventati di più. Ci siamo rivolti subito alla scuola, ci hanno assicurato che l’avrebbero aiutato. Ma tutto è finito solo dopo che Paolo ha deciso di tagliarsi tutti i capelli. L’altra frase per prenderlo in giro era ‘Piccolo Principe’ perché mio figlio ogni mattina non usciva di casa se non aveva fatto la doccia”, questo il drammatico racconto.
Nel frattempo ha scritto al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e alla premier Giorgia Meloni per denunciare gli episodi di bullismo che è stato costretto a vivere negli anni il fratello di Paolo.
L’ipotesi portata avanti dal fratello è che Paolo a scuola era oggetto di bullismo e alla lunga lo stress e la rabbia accumulati lo avrebbero spinto al suicidio: nella lettera, anticipata dal Messaggero, racconta come Paolo fosse “perseguitato dai bulli“, con messaggi, scherzi e insulti.
“Mio fratello – ha fatto sapere il ragazzo – si è ucciso per colpa dei bulli che lo perseguitavano. Questa tragedia non rappresenta un caso isolato. Numerosi altri ragazzi hanno trovato la morte per le stesse ragioni. Ogni episodio rimasto senza risposte adeguate è un fallimento che pesa non solo sulle famiglie colpite, ma sull’intera società”.
Quindi, ha aggiunto: “Chiedo che la morte di mio fratello e delle altre vittime non venga relegata nell’ombra e che vengano adottati con urgenza provvedimenti concreti e incisivi per contrastare il fenomeno del bullismo nelle scuole italiane. E’ indispensabile promuovere una cultura della prevenzione, della responsabilità e del rispetto”.