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Arriva il codice rosso per salvare le donne dalla violenza: indagini veloci e pene severe, ma niente prevenzione

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Il Senato ha dato il suo ok definitivo, dopo la Camera, al ddl sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, il cosiddetto Codice rosso che modifica il codice di procedura penale sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere: presto il testo, che con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale sarà presto legge, ha ottenuto 197 sì e 47 astenuti. Tra gli astenuti anche Leu e Pd, con la Lega a chiedere spiegazioni, in particolare, per l’astensione, allineata al partito, della senatrice del Pd Valeria Valente, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio.

Il testo e le reazioni favorevoli

Il testo prevede indagini più veloci e pene più pesanti in casi di violenza sessuale e stalking ma anche nuovi reati come quello di revenge porn, sfregi al viso e lo stop ai matrimoni forzati.

“E’ un primo importante passo” che va “nella direzione della rivoluzione culturale di cui il nostro Paese ha fortemente bisogno”, ha scritto su Facebook il premier Giuseppe Conte.

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Conte, poi, ha detto che “i dati parlano di una vittima ogni 72 ore e ci restituiscono l’immagine di un Paese nel quale, evidentemente, il problema della violenza contro le donne è prima di tutto culturale. Ed è lì che bisogna intervenire, a fondo e con convinzione”.

“Questa legge è dedicata a tutte le donne uccise, sfregiate o stalkerizzate e ovviamente ai loro figli, che ingiustamente hanno sofferto insieme a loro”, ha sottolineato il vicepremier Luigi Di Maio.

Per l’altro vicepremier Matteo Salvini, ora avremo “più sicurezza e protezione per le donne vittime di violenza”.

Queste norme rappresentano “un miracolo”, ha detto il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, che nella conferenza stampa ha chiamato al telefono l’amica e compagna di battaglie civili Michelle Hunziker con cui nel 2007 ha fondato ‘Doppia Difesa’, fondazione onlus nata per aiutare “chi ha subito discriminazioni, abusi e violenze”. Le donne ora, sottolinea Bongiorno, “potranno chiedere e ottenere giustizia entro tre giorni”.

Parla anche Michelle Hunziker: “siamo riusciti a strappare una promessa a tutti i leader politici per impegnarsi, una volta al governo, a far passare questa legge”.

Di fronte a quella che è una vera e propria emergenza sociale anche secondo il Guardasigilli Alfonso Bonafede, lo “Stato dà una risposta molto forte: dice ad alta voce che le donne in Italia non si toccano”.

Scettici e contrari

Per Forza Italia, invece, è “un piccolo passo avanti”, mentre il Pd è più tranchant e lo definisce uno “spot pubblicitario”.

Anche per Giorgia Fattinnanzi, Liliana Ocmin e Alessandra Menelao di Cgil, Cisl e Uil, la legge approvata “è un’occasione mancata per fare un vero passo avanti sul tema della violenza maschile contro le donne: lo dicono. “Pur apprezzando l’introduzione di fattispecie di reato importanti come il “revenge porn”, i matrimoni forzati e le lesioni permanenti del viso, riscontriamo che le criticità che avevamo avanzato, durante le audizioni, non sono state prese in considerazione. In particolare, ci preoccupa l’ascolto della vittima entro tre giorni, perché rappresenta un’arma a doppio taglio”.

Per i sindacalisti, “il momento successivo alla denuncia è quello a più alto rischio per la vittima poiché essa è lasciata sola. Riteniamo che la donna debba sentirsi protetta e sostenuta. Talvolta la donna non sentendosi adeguatamente salvaguardata ritratta la denuncia. Inoltre, si rifà strada l’idea che la vittima menta, che usi la denuncia per violenza come vendetta nei confronti dell’ex compagno”.

Per Isabella Orfano, esperta di diritti delle donne di ActionAid, “la violenza contro le donne non è un’emergenza ma un fenomeno strutturale della nostra società, che viola i diritti umani delle donne, e come tale andrebbe affrontato. Il Codice rosso si concentra invece solo sull’aspetto punitivo, trascurando interventi per la prevenzione e la protezione delle donne”.

Secondo Actioned “serve agire sulla cultura maschilista e sessista di questo Paese. È fondamentale investire in maniera massiccia, con risorse adeguate e non una tantum, sulle attività di prevenzione nelle scuole, nei percorsi formativi di forze dell’ordine e magistratura, e di chi si occupa di comunicazione”.

Le misure in arrivo

Queste le misure principali del provvedimento, riassunte dall’Ansa.

DENUNCE E INDAGINI – La polizia giudiziaria dovrà comunicare al magistrato le notizie di reato di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate avvenute in famiglia o tra conviventi. E la vittima dovrà essere sentita dal pm entro 3 giorni dall’iscrizione della notizia di reato.

VIOLENZA SESSUALE – Le pene salgono a 6-12 anni rispetto a oggi, quando la reclusione minima è di 5 anni e quella massima di 10. La violenza diventa aggravata in caso di atti sessuali con minori di 14 anni a cui è stato promesso o dato denaro.

STALKING – Si rischia il carcere fino a un massimo di 6 anni e sei mesi.

BOTTE IN FAMIGLIA – Per maltrattamenti contro familiari o conviventi, la reclusione sale fino a 7 anni. Previste aggravanti. SFREGI – Il codice penale si arricchisce di un articolo sui casi di aggressione a una persona, con lesioni permanenti al viso fino a deformarne l’aspetto. Il responsabile è punito con la reclusione da 8 a 14 anni. Se lo sfregio provoca la morte della vittima, scatta l’ergastolo.

STOP ALLE NOZZE FORZATE – Chi induce un altro a sposarsi usando violenza, minacce o approfittando di un’inferiorità psico-fisica o per precetti religiosi, viene punito da uno a cinque anni di carcere (fino a 6 se ci sono minorenni).

ALT AL REVENGE PORN – Chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda foto o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito di una persona senza il suo consenso, rischia da uno a sei anni di carcere e una multa da 5.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o acquisito le immagini, le invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso dell’interessato per danneggiarlo. Pena più aspra se l’autore della vendetta è il coniuge o un ex o se sono stati usati strumenti informatici.

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