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Arrivare alla laurea riduce il rischio infarto, se lo Stato stimola lo studio ci guadagna

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Studiare fa bene: ad elevare la cultura, il grado di soddisfazione, lo spirito critico, la realizzazione personale. E anche la salute, perché protegge il cuore.

A sostenere la tesi della riduzione del rischio di problemi alle coronarie per i laureati sono stati un gruppo di ricercatori operanti nelle università di Oxford, Londra, Losanna e, tra gli altri, presso il Centro Ricerche in Epidemiologia e Medicina Preventiva (Epimed) dell’Università dell’Insubria, che ha coordinato e analizzato i dati.

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L’importante conclusione è giunta studiando il genoma di oltre 540mila persone, concentrandosi su 162 varianti genetiche che sono legate agli anni passati a scuola.

La maggiore predisposizione genetica, sostengono i ricercatori, è collegata ad un rischio più basso di malattie delle coronarie, con 3,6 anni di educazione addizionale, che grosso modo corrispondono a una laurea, la quale quindi lo abbatte di un terzo.

“Aumentare gli anni passati a scuola – sottolinea lo studio – abbassa notevolmente il rischio di problemi cardiaci. Questo dovrebbe stimolare la discussione politica sull’aumento degli anni di educazione nella popolazione generale per migliorarne lo stato di salute”.

“Il legame tra bassa educazione e incremento di rischio coronarico è noto da tempo – continuano gli esperti – ma è sempre stato attribuito ad altri fattori, quali fumo, dieta ed attività fisica. Questo studio è il primo a evidenziare il legame di causa tra educazione e infarto”. In qualche modo, la voglia e la capacità di studiare sarebbero ereditate geneticamente dai genitori.

 

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“In maniera casuale, alcuni bambini ricevono tratti genetici predisponenti a stare a scuola un numero maggiore di anni – proseguono i ricercatori – mentre altri ricevono geni predisponenti a starci meno anni. Analizzando questi dati, si è visto che 3,6 anni aggiuntivi di scolarità causano il 33% in meno di eventi coronarici”.

Questo studio, commenta Giovanni Veronesi, co-autore dell’articolo e ricercatore al Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università dell’Insubria, “apre un nuovo capitolo nella lotta alle malattie cardiovascolari, che ancora oggi sono tra le prime cause di morte in Europa ed in Italia”.

“I risultati devono stimolare il dialogo tra la comunità medico-scientifica, la classe politica e gli operatori di salute pubblica per pianificare strategie volte a incoraggiare i giovani a migliorare sempre il proprio livello di educazione. Infatti, interventi come la riduzione delle tasse scolastiche, o il contrasto dell’abbandono scolastico precoce, potrebbero diventare misure con riflessi positivi in termini di salute pubblica, con forte impatto sulla prevenzione delle malattie coronariche”.

Diversi studi hanno trovato un effetto benefico degli anni di studi sulla salute. Una ricerca pubblicata nel 2005 ad esempio ha trovato che ogni anno di educazione diminuisce il rischio morte del 3,6% nei 10 anni successivi.

 

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