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07.08.2025

Assassino Sara Campanella morto suicida, la famiglia della vittima: “Interroghiamoci sulla necessità di una educazione affettiva”

Ieri, 6 agosto, l’assassino 27enne della giovane Sara Campanella, vittima di femminicidio, uccisa lo scorso marzo, si è tolto la vita in carcere. La notizia sta avendo grande risalto mediatico: inutile dire che, con due giovani morti, si può benissimo parlare di fallimento della società.

Il giovane, di Noto, aveva ucciso Sara per strada, a Messina, solo perché non ricambiava le sue attenzioni morbose. Fin da subito il 27enne ha manifestato intenzioni suicide. Come riporta Agi, sembra che ieri si sia allontanato dagli altri detenuti e poi è stato ritrovato morto dagli agenti della polizia penitenziaria. La procura messinese ha aperto un’inchiesta.

“Società che non si prende carico del disagio dei ragazzi”

“In questo momento non possiamo fare altro che restare in silenzio, non siamo felici di quanto accaduto”. A dirlo la legale della madre di Sara Campanella. “Siamo spettatori inermi delle decisioni prese da lui, non gioiamo di quello che è successo, anche se resta la realtà del gesto che ha commesso, non si colma il vuoto lasciato da Sara e la disperazione di chi l’ha amata. Ci sono due famiglie distrutte. Penso che dobbiamo interrogarci sulla necessità di una educazione affettiva e sulla responsabilità della società che non si prende carico dei disagio dei ragazzi”, aggiunge l’avvocata. Bisogna educare all’affettività a scuola?

Ennesimo femminicidio?

Decine di testimoni, come riporta Il Corriere della Sera, l’hanno vista discutere con il coetaneo che le ha poi tagliato la gola con una coltellata: un solo profondo fendente che non le ha dato scampo. Chi la conosceva racconta di una relazione con un giovane che la vittima aveva deciso di interrompere: il suo assassino.

Insomma, lo schema è, purtroppo, molto comune: tornano alla mente i casi di Lorena Quaranta, Giulia Tramontano, Giulia Cecchettin, e altre centinaia di donne ogni anno. In molti credono sia arrivato il momento di un forte cambiamento culturale che passi dalla scuola.

Ecco, ad esempio, le parole della senatrice di Fratelli d’Italia Ella Bucalo, membro della commissione cultura e istruzione del Senato e responsabile della scuola di Fratelli d’Italia: “Non si può morire a ventun anni. Non così. Sara Campanella stava uscendo dal Policlinico di Messina dove studiava quando è stata accoltellata. Strappata alla vita mentre cercava di realizzare il suo sogno. È ora di dire basta! È ora di agire per fermare la strage! Oggi l’Italia intera piange una vittima innocente, un’altra morte assurda. Una strage silenziosa che non conosce sosta. Dibattere, interrogarsi oggi non basta più. Bisogna intervenire. E bisogna farlo tempestivamente e alla radice del problema, abituando fin dall’età scolare i nostri ragazzi a gestire le loro emozioni, a fronteggiare il dolore, a trasformare positivamente la frustrazione causata dalla perdita o dal senso di sconfitta. La scuola deve tornare ad essere fucina di coscienze, luogo in cui il ragazzo impara non solo nozioni, ma anche e soprattutto a comprendere e gestire i propri sentimenti. Alla famiglia di Sara la mia personale vicinanza”.

Gino Cecchettin: “Dovreste imparare a vivere i no”

Lo scorso febbraio nel corso della quinta lezione di Educazione Civica in diretta organizzata dalla Tecnica della Scuola si è parlato del tema della violenza di genere che si manifesta – come le cronache evidenziano – sempre più spesso anche tra le aule e nelle scuole.

Presente alla diretta Gino Cecchettin, presidente della Fondazione Giulia Cecchettin, che porta il nome di sua figlia, la 22enne uccisa per mano del proprio fidanzato nel novembre 2023. La Fondazione, come abbiamo avuto modo di scrivere, ha l’obiettivo di combattere la violenza di genereanche e soprattutto partendo dalla scuola.

Ecco le parole di Gino Cecchettin ai nostri microfoni: “Da questa vicenda ho imparato che il tempo è prezioso, perché diamo tutto per scontato e viviamo con il pilota automatico. Un’altra lezione che ho imparato è focalizzarci sulle cose importanti. Sono riuscito a conservare la razionalità per far fronte a questa situazione. Sapevo che la rabbia e la vendetta mi avrebbero fatto del male e non mi avrebbero reso forte per i miei figli. Sapevo che la rabbia non mi avrebbe fatto andare avanti. Mi è venuta in soccorso Giulia, mi sono concentrato su una sua foto e mi è venuto un sorriso. Ho capito subito dov’era la strategia: cercare di focalizzarmi su qualcosa di bello, ho capito che l’amore è la soluzione a tutto, ho visto affievolirsi gli altri sentimenti, come il rancore, per evitare che un altro padre possa vivere il dolore che ho vissuto io”.

Ecco le risposte di Cecchettin agli studenti: “Non possiamo recriminare cosa è stato o non è stato fatto in passato. La vera domanda è cosa possiamo fare oggi. Unitevi a noi, alle associazioni contro la violenza di genere, e chiedetevi cosa potete fare, fare dibattiti, convincete un compagno di classe che parla di proprietà nei confronti di chi dovrebbe amare, per combattere gli stereotipi che ancora oggi esistono, tutte quelle espressioni che screditano la donna. Come Fondazione abbiamo creato un comitato giovanile”.

“Da genitore dico che c’è bisogno di più dialogo tra genitori e figli. Quando non c’è dovreste essere voi studenti a chiederlo. Non c’è tempo, non c’è coscienza. Da genitore posso consigliare di non dare tutto per scontato. Dovreste imparare a vivere dei no. Se non sono i vostri genitori a farlo perché spianano la strada a tutto provate voi a cercare una sfida e uscire dalla confort zone per capire che la vita non è solo una discesa. Parlate, parlate di più e cercate il dialogo”.

“Una lezione che ho imparato da mia figlia Elena è che la cultura patriarcale fa continuare le violenze, si basa su comportamenti che giustificano le violenze. Esistono ancora stereotipi di genere, che vedono l’uomo aggressivo e dominante mentre la donna deve dedicarsi a percorsi di studio, ad esempio, dedicati alla cura. Questo fa sì che la violenza continui”.

“Giulia ha cercato le sue doti e i suoi valori e ha sempre fatto vedere quello che è, senza maschera. Questo è il modo con cui si dovrebbe vivere. Siate voi stessi come lo era Giulia e prima o poi troverete qualcuno che vi apprezzerà per quello che siete”.

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