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Aggiornato il 20.10.2025
alle 18:08

Assicurazione sanitaria integrativa, estesa la copertura ai supplenti annuali, ma i sindacati si dividono

Il 20 ottobre 2025 si è svolto al Ministero dell’Istruzione e del Merito l’incontro tra l’Amministrazione e le organizzazioni sindacali per la definizione del nuovo Contratto Collettivo Nazionale Integrativo (CCNI) in materia di assistenza sanitaria integrativa per il personale scolastico.

L’appuntamento ha segnato un passaggio importante nel percorso avviato l’11 agosto scorso, con la sottoscrizione della prima ipotesi di accordo, e ha portato alla presentazione di un nuovo testo che estende la copertura anche ai supplenti annuali.

Le novità del nuovo CCNI

Il Ministero ha illustrato una proposta aggiornata che prevede, a partire dal 1° gennaio 2026 e per un quadriennio (2026-2029), l’attivazione di un sistema di prestazioni sanitarie integrative destinato a tutto il personale della scuola, inclusi ora anche i docenti e ATA con supplenza al 30 giugno e al 31 agosto.

Per finanziare la misura, il Decreto-legge n. 127 del 9 settembre 2025 ha stanziato ulteriori 15 milioni di euro annui, che si sommano ai 65 milioni già previsti, portando le risorse complessive a 80 milioni di euro all’anno. Le somme derivano dai risparmi ottenuti con la riduzione del numero dei componenti delle commissioni dell’esame di Stato, passati da sette a cinque membri.

Le prestazioni, predisposte con la consulenza del broker internazionale Marsh, riguardano due principali tipologie di intervento:

  • Grandi interventi per patologie oncologiche, cardiologiche e altre gravi malattie, comprensivi delle visite preparatorie e di controllo nei tre mesi precedenti e successivi;
  • Prestazioni di più alta frequenza, tra cui cure dentarie (una visita e una seduta di igiene l’anno), prevenzione oncologica, spese legate al parto, contributi per la non autosufficienza e servizi diagnostici per la prevenzione generale.
    Nel capitolato potranno essere inseriti, in via preferenziale, anche interventi di implantologia e l’ampliamento ad altre prestazioni specialistiche.

Le posizioni sindacali: firme e dissensi

Alla firma del nuovo testo hanno aderito CISL Scuola, SNALS, Gilda e ANIEF, mentre la FLC CGIL ha scelto di non sottoscrivere l’accordo, pur riconoscendo l’importanza dell’estensione della copertura anche ai precari.

Per la CISL Scuola, l’intesa rappresenta un passo avanti significativo, dando attuazione all’impegno assunto dal Ministero ad agosto e offrendo a tutto il personale scolastico una forma concreta di tutela sanitaria integrativa. Il sindacato sottolinea la portata inclusiva del provvedimento e l’avvio di un percorso strutturato di welfare contrattuale per il comparto istruzione.

Di diverso avviso la FLC CGIL, che pur apprezzando l’inclusione dei supplenti, giudica la proposta insufficiente e poco chiara. Il sindacato contesta:

  • la vaghezza delle prestazioni previste, non ancora dettagliate con precisione;
  • la limitata durata quadriennale dell’accordo, priva di garanzie di continuità futura;
  • soprattutto, il fatto che i finanziamenti derivino da tagli a risorse già destinate alla scuola, come i fondi per il funzionamento didattico e amministrativo e quelli legati alle commissioni d’esame.

La FLC CGIL denuncia inoltre la mancanza di un vero spazio negoziale e chiede risorse aggiuntive per costruire un sistema di welfare realmente contrattato e stabile, sottolineando che i risparmi sugli esami di Stato avrebbero potuto essere impiegati per aumentare i compensi dei docenti commissari.

Un passo avanti, ma restano le ombre

L’incontro del 20 ottobre ha dunque portato a un accordo che amplia la platea dei beneficiari e definisce in modo più concreto l’avvio della sanità integrativa nella scuola, ma non dissipa del tutto i dubbi sulle coperture finanziarie e sulla sostenibilità a lungo termine del progetto.

Mentre una parte del fronte sindacale vede nel nuovo CCNI un segnale positivo di attenzione al benessere del personale, l’altra ne evidenzia i limiti strutturali e politici, chiedendo un impegno più consistente del Governo per garantire diritti universali e non a scapito delle risorse destinate al sistema scolastico.

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