Un assistente amministrativo in servizio presso il Ministero dell’Istruzione è stato allontanato dal proprio incarico senza preavviso, dopo che l’amministrazione ha accertato come l’uomo avesse taciuto una condanna penale ormai definitiva per peculato continuato. Il 57enne si era rivolto in via d’urgenza al tribunale di Reggio Emilia, chiedendo la reintegrazione e l’accesso alla mobilità, e giustificando l’omissione come una svista compiuta in buona fede, ritenendo peraltro la sanzione sproporzionata rispetto ai fatti contestati.
Come riporta il Corriere, la giudice del lavoro ha respinto integralmente le richieste dell’uomo, confermando la piena legittimità della scelta della scuola. Alla base della decisione, il principio secondo cui la normativa vigente sui concorsi pubblici obbliga a dichiarare ogni condanna penale risultante dal casellario giudiziale, senza margini di discrezionalità. Per la magistrata, mentire su questo aspetto compromette in modo irreparabile il rapporto fiduciario che lega dipendente e amministrazione, tanto più che, come emerso nel corso del giudizio, la falsa dichiarazione era stata reiterata in più domande presentate negli anni.
La condanna, inflitta dal Tribunale di Bologna nel 2016 e confermata in appello nel 2024 con una pena di un anno e due mesi, riguarda un reato contro la pubblica amministrazione che, secondo l’avvocato esperto della materia, “è un delitto contro la pubblica amministrazione di gravità tale da impedire la prosecuzione del rapporto di lavoro”. Proprio per la natura del reato e per la reiterazione dell’omissione, il licenziamento senza preavviso è stato considerato dal giudice l’unica risposta proporzionata alla vicenda.
La giudice ha inoltre disposto l’invio degli atti alla Procura della Repubblica di Reggio Emilia, ravvisando nella condotta dell’uomo gli estremi di un reato perseguibile d’ufficio, poiché rendere dichiarazioni false in documenti ufficiali costituisce di per sé fattispecie penalmente rilevante.