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08.04.2026
Aggiornato alle 10:41

Aumenti stipendi, propaganda ideologica nelle scuole ed effetti negativi dei social: Valditara risponde alla Camera

Si svolge oggi, mercoledì 8 aprile, alle 15, un question time alla Camera con la partecipazione di alcuni ministri. In particolare, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, risponde a interrogazioni sulle iniziative al fine di scongiurare forme di propaganda di ideologia politica o religiosa presso istituti scolastici (Sasso – Misto); sulle ulteriori iniziative al fine di concorrere all’educazione delle nuove generazioni e tutelare i minori dagli effetti pervasivi delle piattaforme digitali (Lupi – NM(N-C-U-I)M-CP); sulle misure volte al rafforzamento economico e professionale del personale della scuola (Miele – Lega).

Gli interventi

Iniziative al fine di scongiurare forme di propaganda di ideologia politica o religiosa presso istituti scolastici (Sasso – Misto)

Si apprende dagli organi di informazione che, in occasione del Ramadan, presso l’istituto «Sassetti Peruzzi» di Firenze, il dirigente scolastico avrebbe adibito alcuni spazi della scuola a luoghi di preghiera per studenti musulmani, provvedendo anche a separare i ragazzi dalle ragazze. Dinanzi alle proteste di alcuni genitori, il dirigente dell’ufficio scolastico regionale della Toscana avrebbe minimizzato l’accaduto, parlando di inclusione e di integrazione. Nella stessa scuola pare poi siano stati rimossi i crocifissi dalle aule; sono numerosi i casi in cui, a parere dell’interrogante, docenti e dirigenti scolastici ideologizzati cedono volentieri il passo alla propaganda islamista: si va dalle lezioni di Islam proposte a bambini delle elementari delle scuole di Piacenza, con invito esplicito della comunità islamica a visitare la moschea e a seguire corsi di etica, morale e giurisprudenza islamica, al caso di Sesto San Giovanni in cui alcune scuole elementari sono state portate in visita ad un centro islamico, durante la quale ha preso la parola l’imam per una lezione. Senza dimenticare la lezione sull’Islam tenuta alla quinta elementare della scuola di Santa Maria della Croce a Crema dall’imam della città o l’ormai celeberrima scuola di Pioltello che ogni anno decide di chiudere per Ramadan; a parere dell’interrogante si permette una strumentalizzazione politica degli spazi scolastici che si vuol celare dietro la libertà d’insegnamento; l’Islam non è una religione riconosciuta dallo Stato italiano, dal momento che non è mai stata stipulata l’intesa prevista dall’articolo 8 della Costituzione, e la sharia è totalmente in contrasto con le leggi italiane; l’interrogante ha presentato, circa un anno fa, una risoluzione in Commissione VII (cultura, scienza e istruzione) della Camera dei deputati che intende contrastare la propaganda islamista nelle scuole e si stanno aspettando ancora i pareri del Ministero; la scuola sembra essere al centro di un corposo tentativo di strumentalizzazione da parte di alcuni gruppi di pressione che vorrebbero superare il dibattito sociale, politico e istituzionale per indottrinare giovani studenti con principi non ancora riconosciuti dal nostro Stato –: se il Ministro interrogato intenda verificare, per quanto di competenza, eventuali responsabilità in relazione ai fatti esposti, assumendo contestualmente provvedimenti affinché le iniziative proposte dalle scuole non diventino occasione per propagandare qualsiasi ideologia politica o religiosa, assicurandosi che tutte le attività proposte nelle scuole rispondano a criteri di oggettività e trasparenza, nonché che venga acquisita preliminarmente l’autorizzazione delle famiglie.

Iniziative al fine di concorrere all’educazione delle nuove generazioni e tutelare i minori dagli effetti pervasivi delle piattaforme digitali (Lupi – NM(N-C-U-I)M-CP)

L’articolo 30 della Costituzione sancisce il dovere e diritto dei genitori di «mantenere, istruire ed educare i figli» e l’articolo 31 afferma che la Repubblica protegge «l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo»; secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica (Istat), l’85 per cento dei giovani di età compresa fra gli 11 e i 19 anni possiede almeno un profilo su una piattaforma social; negli ultimi anni sono emersi numerosi episodi di violenza condizionati dall’utilizzo di piattaforme social, utilizzate anche per diffondere contenuti violenti, offensivi e denigratori della dignità di professori, compagni di classe e altri coetanei; diversi Stati membri dell’Unione europea stanno introducendo normative più severe sull’utilizzo delle piattaforme social da parte dei giovani, per esempio con provvedimenti che ne limitano o vietano l’accesso ai minori di quindici o sedici anni, come annunciato recentemente anche in Francia, Germania e Spagna; negli ultimi anni sono state presentate numerose proposte di legge alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica che prevedono l’introduzione di restrizioni all’utilizzo delle piattaforme social da parte dei minori; nel corso di un’intervista al quotidiano La Stampa del 5 aprile 2026, il Ministro interrogato ha dichiarato: «Abbiamo anche avviato l’educazione al rispetto, alle relazioni e all’empatia, che, come è scritto nelle nuove Indicazioni nazionali, è fondamentale per aiutare i ragazzi ad avere il senso dell’altro, a costruire un percorso di vita insieme ai compagni»; i minori necessitano di programmi educativi in grado di accompagnare la loro maturazione affettiva e intellettuale, oltre a norme che li tutelino dagli effetti più pervasivi e pericolosi delle piattaforme digitali, soprattutto a causa della produzione e diffusione di contenuti violenti e diseducativi, amplificati da sistemi automatizzati di raccomandazione –: quali ulteriori iniziative di competenza intenda assumere al fine di concorrere all’educazione delle nuove generazioni e tutelare i minori dagli effetti pervasivi delle piattaforme digitali.

Sulle misure volte al rafforzamento economico e professionale del personale della scuola (Miele – Lega)

È notizia recente la sottoscrizione, il 1° aprile 2026, della parte economica concernente il nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto istruzione e ricerca per il triennio 2025-2027; si tratta del terzo contratto sottoscritto in pochi anni di Governo: un risultato che conferma l’attività condotta dal Ministero per accrescere costantemente il riconoscimento economico del personale docente attraverso l’accelerazione degli iter di contrattazione; e infatti, dopo la chiusura nel novembre 2022, a inizio mandato governativo, del contratto collettivo nazionale di lavoro 2019-2021, il Ministero dell’istruzione e del merito ha conseguito, nel novembre 2025, anche la firma del contratto collettivo nazionale di lavoro 2022- 2024; la firma della pre-intesa sul contratto istruzione e ricerca 2025-2027 rappresenta certamente una risposta concreta all’emergenza salariale, ma, al contempo, costituisce un ulteriore passo avanti nel percorso già intrapreso dal Governo per restituire dignità e valore al lavoro svolto quotidianamente da insegnanti e personale scolastico; la valorizzazione del personale della scuola costituisce, infatti, una delle priorità politiche ed istituzionali individuate nell’atto di indirizzo del Ministro interrogato, che si afferma non solo mediante il riconoscimento economico, ma anche attraverso la valorizzazione del capitale umano, nonché la tutela della loro autorevolezza e la promozione del loro benessere; lo stesso Ministro interrogato ha ribadito nei giorni scorsi – a margine del XIII congresso Snals, a Roma – come sia fondamentale insistere nel processo di valorizzazione del personale scolastico, richiamando diversi aspetti che concorrono alla valorizzazione del personale della scuola e della professione docente: il contratto come leva di valorizzazione economica; il welfare come strumento di sostegno al personale; la difesa dell’autorevolezza di docenti e dirigenti attraverso il contrasto alle aggressioni e il rilancio del ruolo pubblico della scuola tornata ad essere protagonista in questi ultimi anni del dibattito pubblico-istituzionale –: quali siano le misure messe in campo dal Ministro interrogato per rafforzare concretamente il personale della scuola, sul piano economico, professionale e simbolico, in una fase in cui la scuola è chiamata a confrontarsi con tensioni sociali, fragilità territoriali e aspettative crescenti, e quali ulteriori iniziative si intendano adottare per garantire, anche in prospettiva futura, il riconoscimento concreto di chi lavora nella scuola.

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