Erasmus+, tante opportunità anche per i docenti: ecco cosa c'è da sapere

BreakingNews.
Ascolta le ultime notizie
00:00
00:00
23.05.2026

Docenti picchiati a Parma, fatto grave ma i prof non sono stati feriti. Per il provveditore è errato enfatizzare la violenza fisica: la scuola educa, non sanziona

Sulla severità da adottare contro i giovani che aggrediscono i docenti non la pensano tutti come il ministro della Difesa Guido Crosetto e l’on. Rossano Sasso, capogruppo di Futuro Nazionale con Vannacci: la prende da un altro punto di vista, ad esempio, il provveditore di Parma Andrea Grossi. Interpellato dall’agenzia Ansa, per un commento sugli studenti che il 22 maggio hanno aggredito due insegnanti nel Parco Ex Eridania, vicino un istituto superiore di Parma, con tanto di minacce (“ti faccio saltare la testa”) e registrazione video dell’accaduto con immagini diffuse su internet, il provveditore ha detto che si tratta di “un fatto grave ma non è giusto enfatizzarlo più di tanto dal punto di vista degli aspetti fisici, non abbiamo notizie di ferite”.

Certo, ha aggiunto, “dal punto di vista simbolico è grave perché ci dice che abbiamo contesti educativi molto difficili in cui i docenti operano e a volte fanno fatica a riuscire a gestire a contenere le situazioni”.

“Altri soggetti – prosegue Grossi – approfondiranno le responsabilità su altri piani, spetta alla scuola approfondire le responsabilità sul piano disciplinare e fare interventi educativi”.    

E ancora: “Bisogna essere precisi nelle responsabilità – ha detto il provveditore – da una parte la scuola deve definire le conseguenze dei comportamenti, quindi spingere tutti ad assumersi le proprie responsabilità: che siano studenti, che siano docenti, ha anche degli strumenti disciplinari e le sanzioni ma poi c’è un piano che è quello educativo a cui deve cercare sempre di ricondurre la questione perché non è compito della scuola assegnare sanzioni. Il compito principale è dare strumenti per interpretare il proprio comportamento in modo civile, leale, corretto, pacifico”.

Certamente, Grossi ritiene quindi che “serve fermezza”, ma certamente “non facciamo il bene dei ragazzi a non aiutarli a capire la responsabilità che si portano dietro: dobbiamo dire ai ragazzi che un certo tipo di comportamento può avere delle conseguenze molto gravi e quindi devono saperlo prima”.

Chi opera nella scuola, insomma, è bene che lo ricordi: l’azione da adottare deve sempre guardare al piano educativo e del recupero degli studenti. Anche quelli più “ribelli”.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate