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02.10.2026

Bagni gender fluid in una scuola, Sasso (FnV): “Chi educa non deve assecondare momenti di confusione sessuale”

Si parla ancora di identità di genere e bagni gender fluid nelle scuole o negli atenei universitari. L’ultimo caso arriva da Viterbo, dove in un istituto scolastico sono stati resi disponibili servizi igienici dedicati proprio a chi non si riconosce in un genere preciso.

La denuncia

Come scrive Il Corriere di Viterbo, una a stanza con quattro toilette, fino all’anno scorso divisa tra maschi e femmine, è aperta a tutti. Lo prevede il regolamento sulla carriera alias, approvato dal consiglio di istituto il 9 settembre per la presenza di studenti transgender.

Il caso lo ha sollevato Azione Studentesca, che ha denunciato il sentimento di “disagio” provato da alcune ragazze.

Le parole di Sasso

A dire la sua il deputato di Futuro Nazionale con Vannacci Rossano Sasso, capogruppo in commissione Scienza, Cultura e Istruzione e responsabile Direzione nazionale Scuola. “La carriera alias sta tornando prepotente nelle scuole e nelle università, nonostante al Governo non ci sia il Pd. A Viterbo scoppia il caso dei bagni cosiddetti fluidi e della promiscuità legalizzata a scuola per tutelare chi si ‘percepisce diverso rispetto al genere assegnato alla nascita’, tra le proteste delle studentesse, costrette a vivere momenti di forte disagio. A Bari l’Università ha addirittura tolto il certificato medico-psicologico per attivare la carriera alias, con la tesi che l’identità non va certificata e può mutare, magari per poi tornare al punto di partenza e mutare di nuovo.

In questo semestre puoi chiamarti Pietro, anche se sei Maria, poi magari tra sei mesi ritorni Maria sul libretto universitario e a lezione. La normativa vigente prevede il contrario: per cambiare i connotati anagrafici serve una certificazione medica che attesti il percorso e, se si è minorenni, l’autorizzazione giudiziaria. Invece la deriva progressista pretende che chiunque ne abbia voglia, al netto di eventuale disforia di genere che va comunque certificata, abbia il diritto di cambiare nome, identità e di utilizzare il bagno del sesso opposto. 

Parliamo di qualcosa di molto delicato: chi educa non deve assecondare momenti di confusione sessuale e perdita delle identità, soprattutto in momenti dell’età evolutiva e in particolare nei luoghi della formazione.

Lo ribadisco: un conto è una condizione di disagio e sofferenza quale la disforia di genere che deve essere certificata, un altro è assecondare i capricci ideologici frutti della degenerazione ideologica della sinistra e di parte del centrodestra fluido e pro-lgbt, e mutarli in diritti. Futuro Nazionale presenterà a breve una proposta di legge per mettere ordine nelle istituzioni educative: no alla carriera alias un tanto al chilo, niente bagni fluidi, niente asterischi, niente cattedre trasformate in palco gender'”.

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