“La dignità agli studenti degli istituti tecnici si dà fornendo alle scuole gli strumenti per lavorare, non cambiando nome o svendendo un’eccellenza del sistema formativo italiano”. Non usa mezzi termini Fabrizio Leverone, docente ed esponente della Rete nazionale degli istituti tecnici, per parlare della norma del decreto scuola che ribattezza come “licei” anche i tecnici e i professionali. “Finalmente il decreto è stato pubblicato, dopo settimane di bozze circolate”, chiarisce Leverone alla Tecnica della Scuola. “A questo punto, ricordiamo che ci sono 60 giorni per emendarlo. L’impressione, però, è che si sia cambiato soltanto il nome, senza intervenire su altri aspetti che ci stanno complicando la vita“.
Uniformare tutti gli indirizzi potrebbe avere effetti negativi. “Il timore è che, trasformandoli in licei – dove gli insegnanti di laboratorio non ci sono -, si finisca per tagliare gli insegnamenti pratici, che rappresentano la peculiarità di tecnici e professionali”, riflette Leverone. “Se ciò accadesse, di fatto si finirebbe per cancellare questi indirizzi. E non sarebbe la prima volta”. Il riferimento è alla riforma Moratti (2003), “quando si tentò di eliminare gli istituti tecnici sostituendoli con il liceo tecnologico, tentativo poi fermato dagli scioperi“. Un ulteriore segnale d’allarme, aggiunge il docente, sarebbe contenuto nella nota sugli orientamenti del tre settembre. “Nel documento, per definire il nuovo liceo tecnico, viene usata la parola vocational, termine che all’estero indica le scuole professionali“.
Un capitolo a parte merita la questione delle linee guida, richiamate nella circolare sugli orientamenti ma non ancora pubblicate, benché l’anno scolastico sia iniziato ormai da due settimane. “Le linee guida avrebbero dovuto essere pubblicate prima dell’inizio delle attività di orientamento dello scorso anno”, spiega Leverone. “Ciò non è accaduto, facendo sì, tra le altre cose, che i Piani Triennali dell’Offerta Formativa di molte scuole non siano aggiornati, e che le materie del primo anno presentino forti difformità con quanto promesso ai genitori durante l’orientamento. Questa mancanza ha messo in difficoltà anche gli editori dei libri di testo e ha spinto molte scuole a non adottare i nuovi testi. Non è un caso che le linee guida siano individuate come fondamentali dallo stesso Ministero“.
Il docente fa il punto anche sui percorsi “4+2”, fortemente voluti dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. A suo dire, contribuirebbero ad aumentare la confusione. “Diversi professionali hanno inserito questi corsi per recuperare iscritti, trasformandoli automaticamente in tecnici”, spiega. “Non essendoci stati i grandi numeri sperati, si cerca di tagliare progressivamente il percorso ordinario quinquennale, riducendo le ore in quinta e consentendo di svolgere fino al 55% delle ore in alternanza scuola-lavoro”. Il riferimento è alla rimodulazione prevista nella riforma dei tecnici, con relativi effetti sulla didattica. Per Leverone “togliere ore di lezione, e di conseguenza ridurre i programmi, crea percorsi di serie B”, una situazione che comporterà “perfino prove di italiano differenziate alla maturità“.
Leverone evidenzia altri aspetti negativi della riforma. “La riforma inserisce tra sei e otto ore di materie specialistiche fin dal biennio – contraddicendo le stesse raccomandazioni ministeriali contro la specializzazione precoce – senza investire un euro nei laboratori“. Un definanziamento che andrebbe avanti da tempo. “Negli ultimi trent’anni il Ministero non ha erogato fondi, lasciando l’ammodernamento solo ai finanziamenti europei”. In generale, “un cambiamento strutturale andrebbe fatto sulla base di dati ed evidenze, ma il Ministero non ha presentato numeri che dimostrino un malfunzionamento dei tecnici. L’unico studio di peso, il rapporto Excelsior sui fabbisogni occupazionali al 2029 (Unioncamere e Ministero del Lavoro), afferma che c’è più bisogno di diplomati tecnici e professionali (47%) che di laureati STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics, 35,7%) e che le richieste per diplomi del liceo è solo del 3,8%. Il Paese ha bisogno di più tecnici, non di tecnici con meno formazione”.
Un tema, quest’ultimo, strettamente legato a quello della carenza di insegnanti. “Nel settore tecnico mancano i docenti perché la scuola produce pochi diplomati, i quali vengono immediatamente assorbiti dal mondo del lavoro“, denuncia Leverone. “Chi prosegue gli studi in ingegneria trova facilmente un impiego, mentre pochissimi studenti provenienti dai licei si iscrivono alle facoltà STEM“. A incidere sulla penuria di insegnanti è anche l’aspetto economico. “Nei tecnici mancano i laureati in materie tecnico-scientifiche perché il mercato del lavoro li assorbe offrendo retribuzioni molto più alte rispetto alla scuola, e la stessa cosa vale per molti diplomati“.
Tante le questioni sul tavolo, insomma. “Portare avanti questa mobilitazione è un impegno enorme“, sottolinea l’esponente della Rete degli Istituti Tecnici. “Ci sono circa 200mila famiglie che hanno iscritto i propri figli al tecnico trovandosi un percorso diverso da quello scelto, senza un’adeguata informazione da parte dei dirigenti”. La prossima data segnata sul calendario è il 14 ottobre. “Quel giorno il Tar si riunirà per pronunciarsi sul ricorso dei genitori per la violazione del principio del legittimo affidamento e di non retroattività delle leggi“, conclude Leverone. “In caso di accoglimento, le scuole dovrebbero riorganizzare gli orari ad anno iniziato, determinando una brutta figura da parte delle istituzioni”.