Orrore fuori da una scuola del palermitano: un bambino di undici anni, del primo anno della scuola media, sarebbe stato violentato dai compagni di scuola. La famiglia ha denunciato gli abusi e sull’episodio sta indagando la procura per i minorenni di Palermo, come riporta La Repubblica.
L’aggressione è avvenuta fuori dall’istituto scolastico, ma sono in corso indagini per capire se anche all’interno della scuola ci siano stati atti di violenza contro l’undicenne. Un punto fermo è il racconto della vittima, che appena tornata a casa ha confidato alla madre l’incubo vissuto.
Il piccolo aveva evidenti segni delle violenze subite. Ha avuto la forza di raccontare quei terribili minuti in balia del branco. Lo ha fatto piangendo, chiedendo alla madre perché era toccato proprio a lui. I genitori hanno deciso di far visitare il figlio al pronto soccorso. I medici hanno messo in atto i protocolli per le vittime di violenza sessuale. Le visite e gli esami hanno confermato la presenza di lesioni compatibili con questa tipologia di abusi.
Non sono chiari i motivi dell’aggressione. Una delle ipotesi è che si sia trattato di atti di bullismo degenerati in abusi sessuali, ma solo oggi la vittima potrà confermare agli inquirenti cosa ha spinto il branco ad aggredirlo. Gli inquirenti stanno cercando di accertare se la violenza denunciata sia stata un caso singolo o solo l’ultimo di una serie di sevizie subite.
Abbiamo cercato di capire cosa prevede la nuova legge contro il bullismo voluta dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, la n. 70 del 2024: cosa è cambiato? Cosa deve fare ogni scuola? Cosa dicono le linee guida in merito, che non vengono aggiornate dal 2021? Concretamente, cosa deve fare un docente che si trova davanti ad un caso di bullismo? Quali obblighi hanno i dirigenti scolastici?
Inoltre, abbiamo cercato di capire cosa aveva messo in atto, prima del suicidio di Paolo, la sua scuola, al momento oggetto di ispezione da parte del Ministero.
Nell’immaginario collettivo, purtroppo, il bullismo è considerato spesso alla stregua di una ragazzata. Così non è, spiega l’avvocato Dino Caudullo, esperto di diritto scolastico. Le responsabilità degli studenti che si macchiano di questi comportamenti possono essere penali e civili, coinvolgendo anche le famiglie. Quanto ai docenti e ai dirigenti scolastici, sono legate principalmente alla vigilanza e all’omessa denuncia.