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Basta tagli

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Egregio signor Reggi,

il mio nome è Lo Presti Rosalinda e sono insegnante di ruolo della scuola primaria.

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Come molti insegnanti ho ascoltato e letto le sue dichiarazioni di questi giorni.

In questo periodo, tra luglio ed agosto, ormai qualunque insegnante di lungo corso sa di dovere tenere alta la guardia, perché facendo leva sull’atavica invidia sociale rivolta contro gli insegnanti che “hanno 3 mesi di ferie” tra luglio e agosto, la politica ha sempre consumato le peggiori nefandezze a danno degli insegnanti e quindi degli alunni, perché i nostri destini sono inevitabilmente intrecciati.

Lei parla di “valorizzare la figura degli insegnanti” mi permetta di dirle che è un ritornello non troppo originale, e meno che mai lo strumento.

Tagliare per valorizzare. Qualche anno fa anche il ministro Gemini ha tagliato 8 miliardi alla scuola al fine di renderla migliore.

Francamente mi sfugge come si possano coniugare i tagli ad un servizio di qualità migliore.

Io che sono dentro la scuola le posso assicurare che i tagli della Gelmini non ci sono riuscita, hanno solo peggiorato la situazione su tutti i fronti.

Molti dei precari, che oggi sarebbero ancora colpiti dai provvedimenti da voi illustrati, hanno allargato le fila dei disoccupati (ne avevamo bisogno di nuova disoccupazione?), e in più la Corte d’Europa ha avviato una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per reiterazione di contratti a termine.

Eliminando le compresenze quelli che oggi vengono chiamati Bes (bambini svantaggiati per motivi diversi in assenza di certificazioni di handicap), hanno avuto minore possibilità di essere aiutati.

Le classi sono diventate insostenibilmente numerose e lavorare diventa sempre più difficile.

Recenti studi dimostrano inoltre che il fenomeno del bournout che affligge gli insegnati, umiliati quotidianamente, sottopagati rispetto gli standard europei, con mole di lavoro sempre maggiore e con scarso riconoscimento sociale, con carichi di lavoro sommerso non quantificato e quindi non retribuito, diventa a livelli sempre più impressionanti.

Gli insegnanti hanno probabilità tre volte maggiori rispetto a chi svolge altri lavori di sviluppare patologie psichiche.

Inoltre le strutture che ospitano le nostre scuole non sono sempre adeguate e sicure.

Questo è il selfie, per usare i vostri linguaggi mediatici della scuola italiana.

Scuola senza risorse, impoverita dalle smanie riformiste di tutti i vostri predecessori che l’hanno utilizzata come uno sportello bancomat.

Spero di averle dato un quadro preciso, dal momento che dalle sue parole sembra non avere la più pallida idea di ciò di cui sta parlando.

Detto questo vorrei chiedere delucidazioni in merito al progetto che ha in mente: scuola aperta fino alle 22, anche a luglio.

In questi anni abbiamo combattuto in tutti i modi per avere una uniformità di erogazione di tempo scuola in tutto il paese.

Al nord c’è il tempo pieno, al sud non si riesce ad averlo per carenze strutturali, per mancanza di fondi etc.

Però vengono effettuati sistemi di controllo e valutazione uguali attraverso l’invalsi, che per ovvie ragioni sollevano le discrepanze.

Mi spiega come si è passati alle scuole aperte fino alle 22, se non si riesce neanche ad aprirle tutte fino alle 16? Mi sono persa qualcosa?

Come intendete “valorizzare” gli insegnanti, che sono già tra le categorie più stressate?

Obbligandoli di scegliere tra stare di più in un luogo che già risulta poco “salubre” o essere considerati fannulloni?

E se tutto il lavoro sommerso lo dovessimo svolgere a scuola, ovviamente penserà di fornirci di uffici, computer, libri etc.

E ai ragazzi chi ci pensa? Già a giugno arrivano boccheggiando, figurarsi tenerli a scuola anche a luglio o fino alle 22.

Potreste trasformare tutte le scuole in convitti, togliendo ai genitori anche l’incomodo della notte.

E ovviamente per migliorare i servizi, perchè non pensare anche a tutti gli altri uffici aperti fino alle 22?

Inoltre i vostri sistemi di valutazione dimostrano delle inefficienze, perchè una buona valutazione dovrebbe tenere conto delle variabili connesse. Noi insegnanti valutiamo così.

Dovrebbe essere inoltre rispondente a ciò che effettivamente viene svolto in classe.

L’Invalsi non funziona così.

E’ per questo che oltre a tutte le imprecisioni ed inesattezze che abbiamo visto in questi anni contesto il metodo.

Ancor di più una valutazione affidata al dirigente, una sola persona con pregi e limiti, con il rischio di prolificarsi di clientelismi, meno che mai se da ciò dipendono aumenti stipendiali.

Il tempo “maggiore” dedicato ad attività funzionali alla scuola era già retribuite, con i fondi di istituto, che in questi anni si sono ridotti quasi fino a sparire.

Era il collegio docenti che valutava le candidature a decideva chi doveva svolgere queste funzioni che alla fine relazionavano al collegio il loro lavoro.

Era il collegio a decidere e quindi valutare il loro operato.

Non ritengo inoltre che passare più tempo a scuola, a fare supplenze brevi, voglia dire essere più bravi e lavorare meglio.

Detto questo, non vorrei sembrarle troppo impertinente, ma ritengo che prima di valutare l’operato degli insegnanti e di accanirsi con smania riformista comune a tutti i governi che si sono succeduti, credo che la politica debba porsi delle domande.

Siete in grado di “riformare” la scuola? A quale scopo?

Per riformare bisogna conoscere, confrontarsi con gli operatori, conoscere la legislazione, entrare nelle classi, non una volta a settimane tra canti e sventolii di bandierine.

Sembra che in Italia la scuola sia il problema dei problemi, è sempre quella che viene attaccata nel primo anno da tutti i governi creando pasticci su pasticci ed uno scadimento dell’offerta formativa.

Potrei fare l’elenco di leggi e provvedimenti incostituzionali, contro cui noi insegnanti abbiamo dovuto fare ricorso, vincendo.

Ma perchè fare le cose di fretta e farle male?. Prendetevi tempo, studiate, prima di fare le cose.

Rispettate gli iter costituzionali, i luoghi istituzionali entro cui gli iter devono essere redatti.

Non è possibile che tra capo e collo, a luglio attraverso i giornali, una persona che non è il Presidente del Consiglio, né tanto meno il Ministro, dichiara che è in atto un cambiamento così importante, che dovrebbe essere attuato, con un decreto delega, entro settembre, da un parlamento non legittimato dal voto popolare e di larghe intese, e che quindi dovrebbe occuparsi di vere emergenze.

E in Italia credo che non ne manchino.

Se la scuola deve essere riformata deve essere riformata attraverso investimenti, dato che è agli ultimi posti tra quota di pil destinata all’istruzione, così come l’Ocse ci ricorda, sanando tutte le storture che in questi anni una politica inefficiente e frettolosa ha accumulato.

Se non siete pronti a farlo in questa maniera, rispettando i 10 punti che il partito democratico aveva messo in campo sul tema della scuola e sui quali vi era stata assegnata fiducia, evitate gentilmente ulteriori danni (anche erariali) come i vostri predecessori, dalla Gelmini a Fioroni, giusto per rimanere nelle larghe intese e non dispiacere nessuno ed occupatevi d’altro e studiate.