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Bastico: l’orario “spezzatino” non cancella il tempo pieno

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Le notizie provenienti da diverse città italiane relative alla “vertenza” sul tempo pieno e sugli organici si stanno trasformando quasi in un bollettino di guerra.
Dopo Bologna, Piacenza e Milano anche il Lazio, attraverso i sindacati confederali, denuncia la carenza di risorse e fa sapere che l’anno prossimo a Roma sarà molto difficile garantire il tempo a tutte le famiglie che ne hanno fatto richiesta.
Intanto a Bologna, dove persino il consiglio comunale ha votato un ordine del giorno per sollecitare il Ministro ad affrontare seriamente la questione, sindacati e movimento stanno preparando bandiere e striscioni per la manifestazione in programma il 16 marzo.
Che il Ministro sia in difficoltà è piuttosto evidente: lo stesso incontro con i dirigenti scolastici che si sarebbe dovuto svolgere nel pomeriggio del 15 a Milano è stato ridimensionato proprio all’ultimo momento; grande risalto è stato dato invece alla circolare sul divieto di uso dei telefonini a scuola: e grazie a questo provvedimento Fioroni incassa immediatamente gli apprezzamenti della Cisl-Scuola e dell’Anp.
A buttare acqua sul fuoco ci prova anche il viceministro Mariangela Bastico che si avventura addirittura sul pericoloso terreno della riabilitazione della riforma Moratti.
“Nell’ambito del decreto 59/2004 – sostiene infatti la Bastico – per la scuola elementare, pur con una modalità a “spezzatino” (27 + 3 + 10), erano riconosciute le 40 ore come orario di riferimento. Pertanto nonabbiamo ritenutoprioritario intervenire normativamente sul ripristino del tempo pieno dal momento che il tempo scuola era già garantito: come esplicitato nella circolare n. 74 sulle iscrizioni, in via di attuazione, senza cambiare le norme, è possibile ripristinare il modello didattico del tempo pieno come presente nella normativa precedente”.
Il senso dell’affermazione è abbastanza chiaro: il decreto 59, di fatto, non cancella assolutamente il tempo, anzi lo stesso “orario spezzatino” in qualche misura può ancora essere utilizzato per far continuare le esperienze di tempo pieno.
Ma il Viceministro sottolinea un altro dato, messo in evidenza anche dal Ministro nel corso del question time svoltosi alla Camera il 14 marzo.
“Sul tempo pieno – ricorda Bastico – ci sono enormi differenze territoriali: si va dacomuni che hanno più del 90%dell’offerta a tempo pieno (esempio Milano) a comuni (come Napoli e Palermo) che sono intorno al 4%”.
Come dire: il “popolo della scuola” cerchi di essere obiettivo e si renda conto che l’Italia non finisce poco a sud del Po; Milano e Torino, tutto sommato, sono realtà privilegiate e non possono pretendere di assorbire tutte le risorse disponibili.
Intanto a Bologna la situazione è in piena evoluzione e non è da escludere che si arrivi ad uno sciopero regionale unitario nel quale potrebbero trovarsi insieme Cgil-Flc e Cobas-Scuola.