“È stato quello che avete visto tutti, per tutta la vita. Per noi non è stato niente di diverso: per me un papà, e per mia nipote e mia figlia un nonno che è stato anche padre”. Con queste parole, colme di emozione, Alessia ha ricordato il padre, il maestro Peppe Vessicchio (chiamato affettuosamente anche Beppe), scomparso sabato scorso per una polmonite interstiziale.
Le esequie si sono svolte in forma privata nella Chiesa dei Santi Angeli Custodi di Montesacro, il quartiere romano dove viveva da anni. All’esterno, sul Municipio, uno striscione recitava “Ciao Maestro”, saluto affettuoso di una città grata. Due corone portavano le firme di Maria De Filippi e Amici, il talent che lo aveva reso un volto familiare a milioni di italiani. Tra i presenti molti amici e colleghi: Valerio Scanu, Fiorella Mannoia, Lorella Cuccarini, Rudy Zerbi, Rossella Brescia, Giuliano Peparini.
La scelta del liceo controvoglia e le lezioni al Conservatorio di nascoso
Dietro la figura iconica del direttore d’orchestra c’era però un ragazzo di Fuorigrotta, cresciuto nella Napoli del dopoguerra, curioso e testardo. Un ragazzo che, tra i banchi di scuola, sognava la musica mentre il padre lo spingeva verso l’architettura. Come riporta il Quotidiano Nazionale, frequentava il liceo, ma si intrufolava di nascosto nel Conservatorio per seguire le lezioni e imparare ciò che amava. In quell’atto di ribellione nasceva il mito di Vessicchio: lo studente che non si accontentava dei voti, ma cercava la bellezza, la nota giusta, l’armonia del mondo.
Da allora, con la sua barba gentile e la sua direzione inconfondibile, ha unito generazioni e palchi, diventando il “Maestro d’Italia”. Oggi, mentre il Paese lo saluta, resta il suono della sua musica e l’esempio di chi ha trasformato una passione nata sui banchi di scuola in una lezione di vita.
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