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Bianchi contro l’Italia a due marce: nascere a Palermo dà meno opportunità che in Emilia Romagna

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Nascere al Sud significa avere molte più possibilità di lasciare la scuola prematuramente e diventare un adulto con meno cultura e meno opportunità: lo dicono i numeri, visto che ci sono territori, come in Sicilia, dove oltre il 40 per cento di alunni non arriva a conseguire il diploma di maturità. A ricordarlo è stato il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, domenica 31 ottobre.

Basta pensare solo a sé

Il professor Bianchi ha inviato un saluto agli allievi della scuola politica under 30 “Futura”, ideata da Davide Faraone, presidente dei senatori di Italia Viva, ricordando che “non possiamo permettere che un bambino che nasce a Palermo non abbia le stesse opportunità di un bambino che nasce in Emilia Romagna, bisogna costruire l’idea che si esce da questa pandemia dell’individualismo ritrovando un cammino comune”.

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Il ministro dell’Istruzione ha quindi aggiunto che “il cammino del Sud è stato faticoso e difficile, ma sappiamo che non c’è possibilità di crescita e sviluppo se non si riparte dal Sud. Dobbiamo riconquistare il tempo e lo spazio e questo richiede una grande cultura politica, che significa essere partecipanti alla Polis“, ha concluso il numero uno del dicastero di Viale Trastevere.

Il percorso da intraprendere

Qualche mese fa, in occasione della stipula di un accordo tra il ministero dell’Istruzione e la Regione Sicilia proprio per ridurre l’abbandono scolastico, avevamo fatto notare che i giovani a rischio abbandono vanno “presi” di petto su più fronti: quello scolastico, certamente, ma prima ancora bisogna agire sulle famiglie, sensibilizzandole e cercando di far capire le conseguenze nefaste a cui va incontro chi lascia la scuola.

Come occorre agire sulle aziende, cercando di coinvolgerle in attività di formazione e tirocinio: la Germania è il modello da imitare.

Infine, ma non da meno, occorre coinvolgere altre istituzioni, ad iniziare dagli altri ministeri che ruotano attorno ai giovani, ma anche gli enti locali, che entrano in gioco quando le situazioni familiari si fanno drammatiche.

Quello che serve è anche altro: entrare in gioco anche in contesti non estremi, quando vi sono delle semplici “avvisaglie”, con i bambini e u ragazzi che inviano segnali di insofferenza verso la scuola. In questi casi la sinergia scuola-ente locale diventa fondamentale e di reciproca collaborazione. Senza attendere che la ritrosia verso i libri si trasformi in contrarietà.

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