Mentre si parla, anche in Italia, della possibile introduzione del divieto di usare i social per i minori di quindici anni, dopo che in Francia è stata approvata una legge che lo stabilisce, a fine luglio il direttore dell’Osservatorio Carta, Penna & Digitale della Fondazione Luigi Einaudi, Andrea Cangini, ha lanciato un allarme.
Come ha spiegato in un comunicato, il celeberrimo brand Apple ha ideato una pubblicità che, a suo parere, lancia un messaggio sbagliato. L’enorme cartellone in questione campeggia in una delle piazze più note di Milano e raffigura un bambino che usa uno smartphone con una frase rassicurante “Tutto ok, è iPhone“.
Oggi, 7 agosto, si è mossa anche l’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, che ha condannato la pubblicità. La segnalazione è arrivata all’Autorità da una cittadina milanese. “L’immagine ai miei occhi è inquietante – scrive – Perché mette insieme due mondi che dovrebbero restare lontani: da una parte l’infanzia, con la sua libertà, la sua innocenza, il suo diritto a sporcarsi, annoiarsi, inventare e conoscere il mondo; dall’altra uno strumento costruito per catturare continuamente l’attenzione, creare bisogno e rendere difficile staccarsi. Quelle manine sporche di pappa rappresentano un’età in cui tutto dovrebbe essere ancora scoperta”.
“Lo smartphone, invece – prosegue la segnalazione – appartiene già al linguaggio della dipendenza adulta: notifiche, stimoli, immagini rapide, bisogno di essere sempre connessi. Il bambino del cartellone non ha scelto quell’oggetto. Siamo noi adulti ad averglielo messo tra le mani e a presentarglielo come qualcosa di innocente, desiderabile e perfino divertente. Come possiamo accettare – conclude – una pubblicità che associa un dispositivo del genere a un bambino così piccolo? Perché chi vigila sulla comunicazione pubblicitaria non interviene? Perché chi si occupa di marketing sembra non porsi un limite etico, non interrogarsi sulla responsabilità delle immagini che diffonde?”.
“Osservazioni del tutto condivisibili”, osserva Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. “Mentre in tutto il mondo si ragiona da tempo sull’età minima di accesso al digitale, questa pubblicità sembra andare in tutt’altra direzione, normalizzando quello che purtroppo ci capita di vedere con preoccupante frequenza: bambini anche molti piccoli affidati al baby-sitting elettronico, punto di avvio di una possibile dipendenza con gravi conseguenze sul loro sviluppo psicologico e cognitivo. Sono soprattutto le famiglie meno informate e culturalmente meno attrezzate a consegnare i dispositivi ai bambini – meglio: i bambini ai dispositivi – già a partire dalla primissima infanzia. Una pubblicità del genere normalizza e autorizza questi comportamenti e rischia di vanificare gli sforzi della politica e anche quelli delle famiglie auto-organizzate (come “Patti Digitali”) muovendosi in direzione uguale e contraria”.
L’Autorità garante ha deciso quindi di segnalare il caso all’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), all’Agcm (Autorità garante della concorrenza e del mercato) e allo Iap (Istituto autodisciplina pubblicitaria) per le opportune verifiche ed eventuali iniziative.
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara si è detto da tempo favorevole al divieto di social per i minori, e lo ha ribadito in una intervista a Il Corriere della Sera. “Le diverse ricerche portano sempre alla stessa conclusione: il cellulare influisce in maniera negativa sull’apprendimento”.
Valditara ha parlato dei divieti che ha introdotto in questi anni a scuola: “Dopo il nostro divieto, gli stessi studenti si stanno dichiarando favorevoli a tenere fuori gli smartphone dalle classi. Si stanno accorgendo che stanno recuperando attenzione ma anche socialità. Adesso durante la ricreazione sono tornati a parlarsi, a guardarsi in faccia, a discutere fra loro. Prima ognuno rimaneva curvo sul proprio banco. Si stanno disintossicando”, ha affermato.
“Abbiamo organizzato con Indire, l’istituto di ricerca per le politiche formative, corsi di formazione per i docenti che cominceranno a settembre. Già avevamo linee guida che agivano in questo senso, anche per l’intelligenza artificiale. Servono a preparare gli insegnanti per poter formare in modo efficace gli studenti ad un uso corretto di social e cellulari”, ha aggiunto.
“L’educazione al rispetto a cui noi pensiamo è fondamentale. Oggi sui social dilaga un linguaggio violento, volgare, litigioso. Trionfa la maleducazione. Il nostro intento è contribuire a costruire una società che faccia del rispetto, della gentilezza e dell’educazione la sua cifra. A questo scopo è anche importante l’esempio dei docenti, nell’uso dei social. È importante la consapevolezza della propria autorevolezza e della dignità del proprio ruolo educativo che richiede di rifuggire sempre da un linguaggio offensivo, violento o volgare”, ha concluso.
A stabilire il divieto è stata la circolare del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara emanata a giugno 2025, che fa seguito alla nota ministeriale n. 5274 dell’11 luglio 2024.
Il documento ha invitato le scuole ad aggiornare i propri regolamenti e il patto di corresponsabilità educativa prevedendo per gli studenti del secondo ciclo di istruzione il divieto di utilizzo dello smartphone durante l’orario scolastico anche a fini didattici, nonché specifiche sanzioni disciplinari per coloro che dovessero contravvenire a tale divieto.