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Bisogni educativi speciali, alcune riflessioni

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Il diritto allo studio degli alunni BES/DSA è garantito mediante molteplici iniziative promosse dal Ministero della pubblica Istruzione attraverso la realizzazione di percorsi individualizzati nell’ambito scolastico.

Il nostro modello di integrazione scolastica adotta dei principi che sono un punto di riferimento per le politiche di inclusione Internazionale, ed hanno reso possibile costruire nell’istruzione italiana un luogo di apprendimento, accrescimento e socializzazione. Si evidenziano gli aspetti inclusivi piuttosto che quelli selettivi. Diventa opportuno assumere un orientamento sicuramente educativo per evitare la discriminante tradizionale – alunni con disabilità / alunni senza disabilità.

Restando nel solco di quelli che sono dei bisogni educativi s’intravede una questione che si pone in maniera accentuata, allo stesso tempo molto delicata ma che in questi anni va assumendo un carattere di urgenza la “bigenitorialità”. Un argomento abbastanza sentito che in questi anni registra un aumento considerevole;

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Secondo l’Istat, tra il 1991 e il 2018 si è assistito a un vero e proprio boom dei divorzi in Italia, sono aumentati del 345,1%. A leggere le cifre traspare la necessità di disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli all’interno della scuola Italiana. Andando a dare un’interpretazione in questo senso, ogni alunno, con continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi. In questo caso specifico per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta.

Al momento verso questi alunni e nell’interesse preminente del fanciullo, sono state emanate delle disposizioni di legge (Legge n.176 del 27 maggio 1991- Legge 54/2006) che attengono al mantenere un rapporto equilibrato e continuo, indicando a tal fine l’istituto dell’affidamento condiviso. Il diritto del bambino cioè, a ricevere cure, educazione e istruzione da entrambi i genitori, anche se separati. Includendo anche il principio di bigenitorialità alle cosiddette “famiglie di fatto”. La legge 54/2006 stabilisce, inoltre, che la funzione educativa – di cui peraltro la responsabilità genitoriale è mero strumento “deve svolgersi tenendo conto in via primaria della necessità di sviluppo della personalità del figlio (inteso come soggetto portatore di diritti propri) anziché delle aspettative e degli interessi personali dei genitori”.

Si prevede, inoltre, che tutte le “parti interessate” devono avere la possibilità di partecipare alle deliberazioni e di far conoscere le loro opinioni. Esso, così come rappresentato dal legislatore, disegna una svolta di novità sociale e pone l’Italia all’avanguardia sui temi della parità genitoriale e dei diritti dei minori.

Questi alunni con “bisogni educativi” sono inseriti all’interno di un contesto sempre più diversificato, dove si riflette pienamente la complessa realtà delle nostre classi, per il quale l’accertamento degli alunni con disabilità non deve esserci solo sulla base dell’eventuale certificazione, che certamente mantiene utilità per una serie di benefici e di garanzie, ma allo stesso tempo rischia di chiuderli in una cornice ristretta.

Su questa particolare tipologia di alunni bisogna operare con un’attenzione che sia di stimolo con strumenti e attività innovative, qui vanno posti in essere interventi da parte della scuola, di enti, associazioni di volontariato e professionisti del settore. Bisogna avere la capacità di prendere per mano chi attraversa questa tempesta dell’epoca accompagnandoli con passo sereno.

Antonio Cantalupo

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