Si continua a confrontarsi con un tema controverso: la bocciatura degli alunni. Secondo Daniele Novara, pedagogista e direttore del CPP, la pratica della ripetenza non migliora i risultati scolastici, ma li peggiora, generando effetti negativi sia sugli studenti sia sull’istituzione educativa. “Le ricerche internazionali mostrano chiaramente che le scuole e i Paesi dove si boccia di più hanno un livello scolastico significativamente più basso”, afferma Novara, ricordando come Don Lorenzo Milani, già nel 1965, con la sua “Lettera a una professoressa”, denunciava l’inefficacia di questa pratica e chiedeva la sua abolizione.
Il pedagogista sottolinea che il sistema delle bocciature funziona in modo controproducente, generando nei ragazzi un senso di paura e di minaccia che allontana la motivazione. Il risultato è un fenomeno di disaffezione scolastica con conseguenze negative sui risultati stessi. Secondo Novara, anche la psichiatria evidenzia come la bocciatura rappresenti un vero e proprio trauma per gli adolescenti, ma questa evidenza viene spesso ignorata. “Si agisce ancora come se la bocciatura fosse un evento naturale, come il fulmine dopo il tuono”, osserva.
L’esperto parla di “pedagogia nera” per descrivere la persistenza di questa pratica punitiva, oggi anche legittimata da normative che collegano la bocciatura al comportamento, come il 5 in condotta. Per Novara non esistono motivi pedagogici validi per mantenere una misura così dannosa e anacronistica. “La scuola dovrebbe restituire agli alunni, alle famiglie e agli insegnanti il piacere di fare scuola, senza trasformarla in un luogo di espiazione”, conclude.