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Bonus merito docenti: non esiste più, il fondo serve per pagare tutti, anche il personale Ata

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Che fine ha fatto il “bonus per il merito” dei docenti istituito fra mille polemiche con la legge 107 del 2015?

Nei primi anni era stato utilizzato dalle scuole per compensare il maggior impegno dei docenti secondo modalità diverse da scuola a scuola dal momento che la legge stessa prevedeva che dovesse essere il comitato di valutazione formato dal dirigente scolastico e da 2 docenti eletti dal collegio, integrato da rappresentanti di docenti, genitori e studenti designati dal consiglio di istituto e da un esperto esterno nominato dall’USR, a definire i criteri.

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Ma, poiché la decisione finale sui docenti da “premiare” spettava al dirigente scolastico, polemiche e proteste si sono sprecate fino ad arrivare al contratto nazionale del 2018 quando venne stabilito che le risorse del bonus sarebbero confluite nel fondo di istituto per essere però destinate esclusivamente alla valorizzazione del personale docente.

Quest’anno, con il contratto integrativo sul fondo per il MOF (miglioramento dell’offerta formativa) ministero e sindacati hanno deciso di archiviare definitivamente il principio della valorizzazione del personale docente prevedendo che i 143 milioni del bonus vengano riversati nel “calderone” del fondo di istituto senza nessun vincolo di destinazione in modo da consentire alle scuole di utilizzarlo nel modo ritenuto più idoneo sulla base dei criteri previsti dal contratto integrativo di istituto.

Il risultato è che in tal modo il fondo potrà essere utilizzato anche per retribuire il personale Ata, contravvenendo quindi alle intenzioni originarie del legislatore.

Tanto che l’accordo di quest’anno non è stato sottoscritto dalla Gilda che ha contestato la scelta dell’Amministrazione e degli altri sindacati.

In tutto questo va anche detto che a livello normativo resta un problema aperto perché la norma introdotta dalla legge 107 sulla composizione e sui compiti del comitato di valutazione resta in vigore in quanto non è mai stata cancellata o corretta; quindi, oggi, la situazione è a dir poco ingarbugliata: i comitati di valutazione dovrebbero continuare a fissare i criteri generali per l’attribuzione del bonus che però, di fatto, non esiste più.  Per evitare contestazioni non sarebbe male se il legislatore prendesse in considerazione la questione e cancellasse la norma della legge 107 che aveva modificato le regole di composizione e funzionamento del comitato di valutazione.

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