Home Politica scolastica Bonus merito stop: il fondo sarà usato anche per pagare gli Ata

Bonus merito stop: il fondo sarà usato anche per pagare gli Ata

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A meno di sorprese dell’ultimo momento, con l’anno scolastico in corso il “bonus merito” dei docenti cesserà di esistere: le risorse ad esso destinate verranno dirottate interamente sul fondo per il miglioramento dell’offerta formativa e sottoposti a contrattazione di istituto.

L’emendamento approvato al Senato

Lo prevede un emendamento a firma di Bianca Granato e altri senatori del M5S già approvato dalla Commissione Bilancio del Senato dopo essere stato corretto e riscritto.
Più precisamente, la norma approvata in Commissione prevede che le somme attualmente destinate al “merito” dei docenti confluiscono nel fondo di istituto e “sono utilizzate dalla contrattazione integrativa in favore del personale scolastico, senza ulteriore vincolo di destinazione”; in altre parole potranno essere destinate a retribuire il maggiore impegno dei docenti ma anche del personale Ata.

Nella sua versione originaria l’emendamento prevedeva che il “bonus merito” venisse destinato ad incrementare le risorse contrattuali della scuola, ma su questa ipotesi non si è riusciti a trovare un accordo fra le diverse componenti della maggioranza.
Per il momento, dunque, la richiesta dei sindacati (e della Flc-Cgil in particolare) rimane senza risposta.
La modifica accolta comporta comunque qualche problema perché non cancella la norma introdotta dalla legge 107 sulla composizione e sulle funzioni del comitato di valutazione a cui spetterebbe sempre il compito di definire i criteri per l’attribuzione del bonus: una ulteriore incongruenza normativa di cui non si sentiva davvero il bisogno.

L’emendamento originario conteneva anche una serie di disposizioni finalizzate a cancellare una volta per tutte le norme sulla chiamata diretta e sugli ambiti territoriali.
Su questo punto, però, Bianca Granato non intende fermarsi (il suo disegno di legge, presentato già nell’estate del 2018, è stato approvato al Senato ma deve ancora essere preso in esame dalla Camera) e continua a lavorare per ottenere una soluzione al problema per via legislativa.