L’augurio di buon 2026, pubblicato il giorno della vigilia di Capodanno su Il Libraio, del docente e scrittore Enrico Galiano è molto particolare. Il messaggio si rivolge ai ragazzi e parla di fallimenti, in controtendenza con chi invece augura solo successi.
Ecco il suo intervento:
“Sembrava lontanissimo, e invece eccolo qui: un anno nuovo, proprio dietro l’angolo.
Certo non deve essere facile essere giovani, in un presente come questo. Lo ammetto: non vi invidio.
E no, non tanto per la musica che ascoltate, perché lì so che è un problema mio se non la capisco. (scherzo, ovviamente, molta non la tollero proprio)
(e dico così solo per darmi un tono da anziano che cerca di capire i giovani)
(con risultati pessimi, come si vede)
Dicevo. Sono altri i motivi per cui non vi invidio (stavolta seriamente). Per quanto siete bombardati di stimoli ansiogeni; per quanto è difficile staccare e chiudere il mondo fuori dalla propria stanza; ma, soprattutto: per come oggi vi raccontano quanto sia facile arrivare al successo.
Vivete in un mondo che esalta chi ce la fa prima, chi si laurea alla velocità della luce, chi ottiene dei risultati in anticipo, come se fosse tutta una gara. In un mondo che vi racconta che con tre video si può diventare influencer. In un mondo che sembra dirti: o non ce la fai subito, oppure vuol dire che non vali molto. Ecco, in questo mondo: io mi chiedo come facciate a non impazzire.
Una narrazione tossica, sbagliata. E che, soprattutto, dimentica di che sostanza sono fatti davvero i sogni.
Be’, qualcuno è bene che ve lo dica: se c’è una cosa di cui i sogni non sono fatti, è il subito.
Sì, i sogni non sono fatti di subito.
Per cui eccolo qui, il mio augurio per il vostro 2026. Vi auguro che i vostri sogni non si avverino. Non subito, almeno. Vi auguro che serva tempo. E che ne serva tanto.
Vi auguro che vi costino fatica, e lacrime, e attesa, soprattutto tantissima attesa.
Vi auguro porte in faccia, rifiuti, teste che si scuotono.
Vi auguro video con tre visualizzazioni, provini che vanno male, progetti che non vanno in porto.
Chiedete a Chat Gpt di raccontarvi un po’ di storie.
La storia di Michael Jordan, dei Queen, di Franco Baresi, di Albert Einstein, Maria Curie, Paola Egonu e molti altri. Tutti uomini e donne che sono stati ragazzi come te. Avevano anche loro dei sogni, che a un certo punto sembrarono non avverarsi più. E quel tempo in più è stata alla fine la migliore benedizione.
Ci hanno raccontato per anni la storia di Icaro come una specie di avvertimento: non volare troppo in alto, non osare, non superare i limiti. Ma forse il mito non dice questo. Forse dice che non si vola con ali fatte di fretta. Che l’errore non è puntare all’altezza, ma credere di poterla raggiungere facilmente.
Non ci cascate. Lo so che il mondo è lì tutti i giorni a dirvi: tutto e subito, devi avere tutto e subito.
Non gli credete.
Oscar Wilde diceva che al mondo esistono due tipi di tragedie: non ottenere ciò che si desidera, e ottenerlo. Alla vostra età, questo è ancora più vero.
Fra qualche anno sì. Vi auguro che fra qualche anno finalmente le cose vadano. Che quel sogno si avveri.
Allora scoprirete il grande segreto di cui non parla quasi nessuno: che la parte bella, quella davvero indimenticabile, non era il traguardo, ma la strada fatta per raggiungerlo.
Che il percorso più veloce quasi mai coincide con il migliore. Che i desideri sono degli strani animali che vanno alimentati con i giorni, con i mesi, con gli anni, insomma con il tempo.
Qualcuno vi dirà che così ne avrete perso tanto. Qualcuno vi farà sentire indietro. Sbagliati.
Non ascoltatelo.
Funziona un po’ come la fame, che fa diventare ogni boccone più buono. Be’, così anche il tempo: che renderà il vostro momento, quando arriverà, qualcosa di indimenticabile”.