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15.04.2026
Aggiornato alle 10:03

Buoni pasto per il personale della scuola: l’ANP chiede un intervento urgente

Dirigenti scolastici, insegnanti e personale ATA sono gli unici dipendenti pubblici in Italia a non ricevere i buoni pasto. A sollevare nuovamente il tema è l’ANP, l’Associazione Nazionale Presidi, che torna a chiedere al Parlamento un intervento urgente per correggere quella che definisce una delle disparità di welfare più evidenti dell’intero pubblico impiego.

Un milione di esclusi dalla Legge di Bilancio

La Legge di Bilancio 2026 ha alzato da 8 a 10 euro la soglia di esenzione fiscale sui buoni pasto elettronici, ampliando il beneficio per tutti i lavoratori pubblici e privati già destinatari di questo strumento. Una misura che, però, non ha toccato il personale scolastico. L’ANP sottolinea come il provvedimento abbia paradossalmente reso più visibile il problema: “Ha ampliato il vantaggio per chi già ne beneficia, lasciando invariata l’esclusione di chi opera nella scuola”, si legge nella nota dell’associazione. In cifre, si tratta di oltre un milione di lavoratori dell’istruzione rimasti fuori da una tutela riconosciuta a tutti gli altri comparti.

Il caso dei dirigenti scolastici: una figura “omnicomprensiva”

L’ANP dedica un’attenzione particolare alla posizione dei dirigenti scolastici, il cui profilo professionale presenta caratteristiche uniche nel panorama del pubblico impiego. Il CCNL di Area definisce espressamente il loro impegno come “omnicomprensivo”: la giornata lavorativa si articola tra plessi diversi, talvolta in comuni distinti, riunioni serali degli organi collegiali, sopralluoghi e gestione di emergenze. Per questi professionisti, consumare il pasto fuori sede non è un’eccezione occasionale, ma una necessità strutturale. L’associazione osserva come applicare una soglia oraria rigida per l’accesso al buono pasto sarebbe «semplicemente inapplicabile a un profilo il cui impegno non si misura in ore ma in responsabilità», a maggior ragione considerando che il dirigente scolastico risponde anche penalmente della gestione dell’istituzione.

Una questione di equità nel sistema educativo

Al di là degli aspetti tecnici e contrattuali, l’ANP inquadra la vicenda come una questione di equità di sistema. L’associazione ritiene che non vi sia “alcun fondamento logico o giuridico” nell’escludere da un beneficio di welfare chi dirige istituzioni scolastiche complesse, con responsabilità amministrative e gestionali senza equivalenti in altri ruoli pubblici. La nota si chiude con un appello diretto alla politica: “Il sistema educativo non può continuare a chiedere ai propri lavoratori standard di responsabilità elevati mentre nega loro il trattamento accessorio riconosciuto al resto della pubblica amministrazione”. L’ANP chiede dunque che il tema venga inserito nell’agenda del decisore politico come priorità contrattuale nel prossimo rinnovo del CCNL del comparto istruzione.

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