Una nonna ha affidato al Corriere della Sera il suo sfogo sulla gestione dei centri estivi comunali per i bambini con disabilità intellettiva. Una denuncia puntuale contro i ritardi burocratici e la mancanza di programmazione che ogni anno, a giugno, lasciano le famiglie nell’incertezza.
Il problema si ripete con cadenza annuale: tra inizio e fine giugno le scuole primarie e dell’infanzia terminano le attività, mentre le procedure di affidamento dei centri estivi comunali non sono ancora state completate. A Roma, segnala, la situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che ogni municipio adotta regole, tempistiche e scadenze diverse, costringendo i genitori a un dispendio di tempo che si somma alle difficoltà già quotidiane.
“Per i bambini con disabilità frequentare un centro estivo significa continuità educativa e relazionale e per le famiglie e soprattutto per le donne la possibilità di mantenere un lavoro”, sottolinea la nonna. L’incertezza estiva si aggiunge a un anno intero trascorso a barcamenarsi tra lavoro, burocrazia, cure mediche complesse e difficoltà di ogni genere.
Il tono dello sfogo si fa più duro quando si rivolge direttamente alla classe dirigente. “Mi chiedo spesso dove vivano i nostri politici, dirigenti dei Comuni e i dirigenti scolastici del nostro Paese quando parlano della crisi delle nascite”, scrive la donna, aggiungendo: “da nonna mi chiedo perché oltre al dolore per la malattia di un bambino si debba soffrire per ottenere quello che dovrebbe essere un diritto inalienabile“.