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Prima Ora - Notizie del 24 luglio

La “vecchia” questione del blocco dell’anno 2013 per il personale della scuola. Per risolverla ci vogliono molti soldi e poche chiacchiere

In merito alla proposta del nostro lettore, sicuramente ispirata a nobili principi, vanno fatte un paio di consisderazioni.
Il famoso “blocco” del 2013 venne a duo tempo deciso da un Governo e un parlamento voluti dal popolo.
Nessun Governo successivo, di fatto, l’ha modificata. Allo stato attuale dei fatti è molto probabile che l’abrogazione di quella norma avrebbe effetti di non poco conto dal punto di vista finanziario. E’ difficile fare conti precisi ma è molto probabile che il costo non sarebbe inferiore ad alcuni miliardi di euro.
Miliardi che, al momento, non si vedono all’orizzonte.
Ed è bene sapere che non basta portare il problema al tavolo contrattuale: la prima cosa necessaria è un adeguato stanziamento di bilancio. In parole semplici: si tratta di capire se chi governa il Paese ritiene che questa sia una priorità che meriti di essere finanziata con la prossima legge di bilancio. Tutte le altre sono chiacchiere da bar e servono molto poco. (R.P.)

Con la presente propongo una  Lettera aperta ai partiti politici e alle organizzazioni sindacali.

L’obiettivo è ottenere, in vista delle prossime elezioni politiche, un impegno pubblico e inequivocabile da parte delle forze politiche a riconoscere l’anno 2013 ai fini della progressione economica e dei conseguenti effetti previdenziali.

Ritengo che questa iniziativa possa coinvolgere un numero molto elevato di persone. Il personale della scuola, in servizio e in quiescenza, costituisce infatti una componente significativa dell’elettorato italiano. Si tratta di cittadini che, come me, chiedono il superamento di una penalizzazione che continua a produrre effetti economici e pensionistici ingiusti a distanza di molti anni.

Non è una richiesta di privilegi né un’iniziativa di parte. È la richiesta di un’assunzione di responsabilità da parte della politica su una questione che attende ancora una soluzione definitiva.

Confido che la Vostra testata voglia dare spazio a questa proposta, contribuendo a diffonderla tra il personale della scuola e ad alimentare un confronto pubblico che consenta agli elettori di conoscere, prima del voto, quali forze politiche intendano assumere un impegno concreto su questo tema.

Penso che le prossime elezioni possano rappresentare, per il mondo della scuola, l’occasione per chiudere definitivamente una vicenda che si trascina da oltre tredici anni.
I firmatari potranno valutare anche sulla base di questo impegno le proposte delle diverse forze politiche.

Gabriele Falco

Lettera aperta ai partiti politici e alle organizzazioni sindacali

A oltre tredici anni dal blocco dell’anno 2013 ai fini della progressione economica del personale della scuola, migliaia di docenti e di lavoratori, oggi anche pensionati, continuano a subirne le conseguenze economiche e previdenziali.
Con l’avvicinarsi delle prossime elezioni politiche chiediamo a tutte le forze politiche di assumere un impegno chiaro e pubblico: inserire nei propri programmi il recupero dell’anno 2013, riconoscendone gli effetti giuridici, economici e pensionistici.
Chiediamo altresì alle organizzazioni sindacali di sostenere con determinazione questa richiesta e di sollecitare tutti i partiti a pronunciarsi pubblicamente prima del voto.
Non si tratta di una rivendicazione corporativa, ma del ripristino di un principio di equità. Una democrazia matura non può lasciare irrisolta una penalizzazione che continua a incidere sulla retribuzione e sulla pensione di chi ha dedicato la propria vita all’istruzione delle nuove generazioni.
I cittadini hanno il diritto di conoscere quali forze politiche intendano porre rimedio a questa vicenda e quali, invece, non assumano alcun impegno.

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