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Capi di istituto in rivolta

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"Nulla da dire sulla necessità di essere valutati, ma è il modo che offende": è questa – in estrema sintesi – la posizione che sta emergendo fra i capi di istituto che, in diverse realtà territoriali, hanno promosso assemblee ed assunto posizioni ufficiali.
Il meccanismo di valutazione – messo in atto con la C.M. 312 del 21 dicembre 1999  prevede che ciascun capo di istituto rediga un vero e proprio rapporto di autovalutazione articolato su 12 diversi processi attivati nella propria scuola; tale rapporto andrà consegnato entro il prossimo 29 febbraio al nucleo di valutazione istituito presso la Sovrintendenza regionale. Ai dirigenti che otterranno i punteggi migliori  verrà assegnato un compenso forfettario di 6 milioni lordi.
L’ipotesi non dispiaceva troppo alle organizzazioni sindacali e alla stessa Associazione Nazionale Presidi, ma l’idea sembra essere poco gradita a chi sta in trincea.
L’8 febbraio, per esempio, l’assemblea provinciale dell’Anp torinese ha espresso "disappunto sui tempi di comunicazione, sui criteri e sulle procedure previste".
Ed anche il tetto del 20% di dirigenti che possono accedere al compenso "è scorretto e incoerente – si legge in un comunicato dell’ANP torinese – rispetto al significato della valutazione, che non può configurarsi come un concorso a premi (che sarebbe tutt’altra cosa)".
E così si capisce che da Torino si chieda il rinvio a fine maggio della scadenza di compilazione delle schede anche perché – in questo momento dell’anno – gli impegni nella scuola sono davvero tantissimi.
Ed è di qualche giorno fa la presa di posizione dell’Andis di Pavia che protesta non  solo per i tempi e per i modi ma entra anche nel merito delle modalità tecniche.
La valutazione – sostengono i dirigenti pavesi – deve svolgersi sul campo, prevedendo visite presso le scuole; non solo, ma deve essere anche una valutazione di sistema: "nel corso delle visite si devono apprezzare anche quegli elementi quali il corpo docente, il personale ATA, gli utenti, il contesto sociale, ecc. che costituiscono lo sfondo entro cui egli opera e i vincoli entro cui si esercita la capacità del dirigente scolastico di ottenere risultati".
Ed anche a Brescia – nei giorni passati – molti capi di istituto avevano firmato un documento per chiedere la proroga dei termini previsti dalle disposizioni ministeriali.
Per ora i "malumori" della base non sono stati recepiti né dal Ministero ma neppure dalle organizzazioni sindacali, ma c’è chi teme che – anche con la valutazione dei dirigenti scolastici – si possa assistere ad uno spettacolo simile a quello visto per il "concorsone" dei docenti.

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