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“Capitolone” senza vincolo di spesa? Una illusione ottica

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Il “budget” senza vincoli di spesa è una pura illusione, anzi, potrebbe essere persino una semplice “trovata pubblicitaria” del ministro Fioroni e del vice-Ministro Bastico.
In realtà il finanziamento unico assegnato alle scuole è di fatto predeterminato anche se il Ministero, per avvalorare la tesi contraria, continua a non voler fornire alle scuole la disaggregazione nelle tre voci di cui il budget stesso è formato (fondo di Istituto, spese per le supplenze e fondi per il funzionamento amministrativo e didattico).
Facciamo un esempio concreto per capirci meglio: la scuola X riceve una assegnazione globale di 170mila euro; intanto la parte destinata al fondo di istituto è contrattualmente definita (supponiamo che nel nostro caso di 110mila euro).
Restano 60 mila euro che la scuola può suddividere come crede fra spese per supplenze e spese per la didattica. Supponiamo ancora che la scuola decida di destinare 40mila euro alle supplenze e 20mila alla didattica.
I nodi arriveranno al pettine fra qualche settimana, quando entrerà in funzione un applicativo realizzato dal Ministero che le scuole dovranno usare per poter trasmettere agli Uffici centrali i dati relativi al pagamento delle supplenze.
Facciamo l’ipotesi che a fine maggio la scuola abbia esaurito i 40mila euro che aveva deciso di destinare alle supplenze.
A quel punto il sistema informatizzato dovrebbe “accorgersene” e alla scuola dovrebbe essere assegnata una ulteriore quota di fondi per rendere possibili i pagamenti delle supplenze.
Le cose (e lo abbiamo verificato presso gli Uffici del Ministero) andranno un po’ diversamente: il sistema segnalerà alla nostra ipotetica scuola che nello stanziamento iniziale di 170mila euro era compresa una quota per le supplenze calcolata sulla base di 450 euro euro per ogni docente in servizio e di 45 euro per ogni Ata (si tratta dei parametri relativi alla scuola primaria, per gli altri ordini di scuola sono inferiori).
Se la scuola ha 100 insegnanti e 30 Ata, il sistema segnalerà alla scuola che lo stanziamento aggiuntivo per le supplenze può “scattare” solo quando la scuola avrà speso 46.350 euro (450 x 100 + 45 x 30) e non 40mila.
A quel punto la scuola dovrà “togliere” 6.350 euro dalle spese per la didattica e riportarli sulle spese per le supplenze.
E allora dove sta la tanto decantata assenza di vincoli di spesa?
E’ ovvio che la mancanza di vincoli funziona solo nel momento in cui si redige il programma ma subito dopo si torna alle vecchie regole.
A onor del vero c’è un caso in cui il meccanismo può funzionare: se la scuola non supera i 40mila euro di spesa per supplenze, di fatto risparmia 6.350 euro che può effettivamente spendere in altro modo.
A parte il fatto che nel 90% delle scuole (soprattutto primarie e dell’infanzia) questo caso non si verificherà (la storia passata dimostra che i fondi per le supplenze sono stati quasi sempre insufficienti per coprire le necessità reali), a dire il vero il meccanismo non è per nulla nuovo: Fioroni e Bastico non hanno fatto altro che ripristinare una vecchia regola già introdotta dal ministro Berlinguer e che aveva funzionato per un paio d’anni quando il budget di base delle supplenze era più alto.
Ma ora, con queste cifre, le scuole che riusciranno a risparmiare qualche cosa saranno davvero poche decine.
E, ciò che è peggio, il risparmio non sarà dovuto alle capacità gestionali del dirigente scolastico, ma soltanto al caso o alla “fortuna”.
Le scuole fortunate resteranno alla fine dell’anno con qualche soldo in cassa, le più sfortunate dovranno sottrarre fondi alla didattica per pagare le supplenze.
Insomma, sarà come partecipare ad una lotteria.
Il ministro Nicolais, intanto, favoleggia di premiare i dirigenti migliori e punire i peggiori. Il rischio è che si premino i dirigenti che riusciranno a stare nel budget e che si puniscano quelli che lo “sforano”.
Fra il preside Gastone e il dirigente Paperino chi otterà migliori risultati di bilancio? La risposta è fin troppo semplice.